Diritto

Affitto di azienda: l’apertura di un altro supermercato a 200 metri integra la rottura del patto di non concorrenza

Affitto di azienda: l'apertura di un altro supermercato a 200 metri integra la rottura del patto di non concorrenza
Risarcisce il danno al suo affittuario per inadempimento contrattuale la Conad che aveva dato in locazione un esercizio impegnandosi a non svolgere attività in concorrenza. Malgrado l’impegno aveva però aperto un market a 200 metri di distanza dal negozio affittato provocando un calo di fatturato all’affittuario

In un contratto di affitto di azienda avente oggetto «l’attività di acquisto e vendita al minuto di generi alimentari», l’apertura di un altro supermercato a 200 metri, con conseguente perdita di fatturato, integra la rottura del patto di non concorrenza, siglato tra le parti, e dà diritto al risarcimento del danno oltreché alla risoluzione del rapporto. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6020 depositata il 25 marzo 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal ricorso presentato da una società contro la Conad. In particolare, la società esponeva che la Conad le aveva affittato l’azienda commerciale avente ad oggetto l’attività di acquisto e vendita al minuto di generi alimentari e tutto quanto concesso nell’autorizzazione amministrativa rilasciata dal comune.
In particolare, il contratto prevedeva che il concedente e l’affittuario, per la durata del contratto e sino a cinque anni dallo scioglimento, non potessero svolgere né direttamente né per interposta persona e/o società attività in concorrenza o a danno dell’azienda affittata. Tuttavia, Conad aveva iniziato a svolgere attività in concorrenza, a circa 200 metri dal supermercato della società affittuaria, causandone un notevole e continuo calo del fatturato, motivo per cui era stata posticipata la conclusione del contratto di affitto da ottobre a gennaio, con la conseguente perdita di quattro mensilità di retribuzione per i soci, i quali avevano interrotto le precedenti attività lavorative.
La società a questo punto era stata costretta, per tutelare le proprie legittime aspettative nascenti dal contratto ed a fronte di un danno stimabile in circa due miliardi di lire, ad opporre a Conad l’eccezione d’inadempimento di cui all’art. 1460 del codice civile, sospendendo il pagamento dei canoni di affitto e delle merci fornite ed ogni altro pagamento. Chiedeva pertanto che quest’ultima venisse ritenuta inadempiente al contratto, e, ritenuto legittimamente sospeso il pagamento dei canoni e delle merci, venisse condannata al risarcimento del danno, con estinzione di ogni obbligazione e compensazione con le eventuali ragioni di credito della convenuta.

In primo grado, il Tribunale dichiarava la risoluzione del contratto di affitto di azienda per l’inadempimento di Conad e l’estinzione di ogni obbligazione della società; condannava inoltre Conad al pagamento della somma di euro 51.645,70, oltre interessi legali. Tale decisione è stata confermata anche dalla Corte di Appello.
In particolare, la Corte di merito ha ritenuto provata, alla stregua delle prove assunte, la violazione del patto di non concorrenza, ed ha considerato la gravità di detto inadempimento ai fini della risoluzione, attesa l’apertura dell’ipermercato a breve distanza dal locale ove esercitava la propria attività la società affittuaria e considerato il notevole calo di fatturato di questa, come evidenziato dalla C.T.U.

Avverso la sentenza della Corte d’Appello ha proposto ricorso per cassazione Conad.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Conad. Sul punto, gli Ermellini hanno chiarito che il patto di non concorrenza non poteva, come sostenuto da Conad, ritenersi nullo perché impeditivo di ogni attività professionale, in quanto esso, all’opposto e in tutta evidenza, aveva una validità territorialmente ristretta, non potendo dunque ritenersi esteso ad ogni attività del concedente. Né il giudizio di merito aveva omesso la comparazione tra i diversi inadempimenti, avendo soltanto ritenuto più grave quello della concedente.

Infine, spiegano i giudici, il principio di cui all’articolo 1458, 1° comma, del codice civile, secondo cui nei contratti di durata – qual è l’affitto di azienda – la risoluzione non si estende alle prestazioni già eseguite «sta a significare che la parte che abbia eseguito la sua prestazione può pretendere la controprestazione fino alla data della pronuncia di risoluzione; ma non significa che la controprestazione spetti anche a chi la prestazione non abbia concretamente reso». Per cui, correttamente, la Corte di merito ha escluso che l’affittuario dovesse pagare canoni e merci non corrisposti per il periodo antecedente la risoluzione, in quanto la gravità dell’inadempimento di Conad era stata tale da «aver svuotato di contenuto la prestazione».

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 6020/2015

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