Fisco

Affitti e Cedolare secca: la scelta resta valida

Chi ha scelto l'imposta sostitutiva sui contratti d'affitto già registrati il 7 aprile non deve ripetere l'opzione compilando il modello 69
Chi ha scelto l’imposta sostitutiva sui contratti d’affitto già registrati il 7 aprile non deve ripetere l’opzione compilando il modello 69

I nodi si riesce anche a scioglierli. Con il tempestivo intervento dell’Agenzia delle Entrate, migliaia di cittadini possono evitare di perdere i vantaggi della cedolare secca: chi ha scelto l’imposta sostitutiva sui contratti d’affitto già registrati il 7 aprile 2011, segnalandola nel 730 o in Unico 2012, non deve ripetere l’opzione compilando il modello 69.

Lo dice a chiare lettere la nota dell’Agenzia, firmata dal direttore centrale dei servizi ai contribuenti, Paolo Savini, che richiama gli uffici territoriali all’osservanza di quanto stabilito dalla stessa Agenzia il 4 luglio scorso.

La questione riguarda i contribuenti proprietari di abitazioni locate che, in occasione del 730 e di Unico compilati nel 2012, avevano scelto di barrare una casella con la quale segnalavano l’adozione della tassa secca del 19%-21% (invece delle aliquote ordinarie Irpef) per i contratti già in corso al 7 aprile 2011, cioè quando era entrata in vigore la nuova imposta.

Il tema – va sottolineato – non riguardava i “nuovi contratti”, cioè quelli registrati dopo il 7 aprile 2011, per i quali è sempre stato pacifico che l’opzione effettuata con il modello Siria o con il modello 69 vale per tutta la durata del contratto, ma soltanto i vecchi contratti. Per questi, infatti, si era posto il dubbio: l’opzione manifestata in dichiarazione valeva per tutta la durata residua del contratto? O valeva per una sola annualità contrattuale e doveva essere confermata con il modello 69?

L’Agenzia, con la circolare 26/E/2011, aveva sostenuto inizialmente la tesi restrittiva, precisando che l’opzione avrebbe dovuto essere rinnovata alla scadenza della prima annualità dell’imposta di registro successiva alla scelta. Così, per un contratto stipulato il 3 febbraio 2011, per il quale la cedolare era stata scelta indicandola in Unico 2012, il 3 febbraio 2012 si sarebbe tornati automaticamente al regime ordinario Irpef, a meno di non presentare il modello 69. Successivamente, le Entrate avevano cambiato impostazione, precisando che l’opzione sarebbe durata quanto il contratto stesso, salvo revoca espressa. Una revoca abbastanza improbabile, soprattutto ora che il confronto con l’Irpef, la cui deduzione per le spese è stata ridotta al solo 5% del canone, è decisamente a favore della tassa secca.

Alcuni uffici territoriali, e non di secondaria importanza (anche a Milano), avevano completamente trascurato il chiarimento dell’Agenzia e continuavano ad attenersi rigidamente alla vecchia circolare 26/E/2011. Questo nonostante anche la circolare 20/E/2012 avesse già seguito la stessa impostazione al problema data dall’Agenzia. In pratica, nella circolare del 2012 si chiedeva al contribuente di inviare all’inquilino una lettera in cui si precisava la rinuncia agli aggiornamenti contrattuali; condizione essenziale per beneficiare della tassa secca ma del cui rispetto l’inquilino non poteva essere ufficialmente a conoscenza dato che l’opzione era stata esercitata in Unico 2012, documento che certo non era nelle sue disponibilità. In ogni caso, gli uffici territoriali “riottosi” chiedevano ai contribuenti la presentazione tardiva del modello 69 con l’opzione, sfruttando la remissione in bonis. A pena di dover tornare al regime Irpef.

L’Agenzia ha così chiarito in modo inequivocabile che gli uffici devono conformarsi «all’indirizzo espresso nella circolare n. 20/E del 4 giugno 2012».

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