Diritto

Accordo aziendale vincolante se ratificato per comportamento concludente

Accordo aziendale vincolante se ratificato per comportamento concludente
Dev’essere ritenuto vincolante per i lavoratori l’accordo aziendale ratificato per comportamento concludente da tutti i membri della RSA

In applicazione del principio generale di libertà di forma ed in mancanza di espressa previsione normativa della forma scritta, l’accordo aziendale è valido anche se non stipulato per iscritto, con la conseguenza che non è necessaria la forma scritta neppure per la ratifica di accordo aziendale stipulato da falsus procurator, ossia da organizzazione aziendale priva di rappresentanza, e che, pertanto, la ratifica potrebbe intervenire anche per facta concludentia. Parimenti, del resto, deve ritenersi non necessaria la forma scritta per la delega alla stipula dell’accordo aziendale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 4176 depositata il 2 marzo 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui il Tribunale di Velletri respingeva la domanda proposta da un lavoratore nei confronti della società datrice di lavoro, diretta alla declaratoria della continuazione giuridica del rapporto di lavoro fra le parti, ovvero della nullità e/o inefficacia e/o invalidità e/o illegittimità dell’accordo del 26 giugno 1998 e la condanna della società al pagamento, anche a titolo risarcitorio del premio di produzione maturato dal 16 settembre 1998 al 31 gennaio 2001.

Il lavoratore proponeva quindi appello avverso la detta sentenza chiedendone la riforma con l’accoglimento della domanda. Tuttavia, anche la Corte d’Appello respingeva l’impugnazione. In sintesi la Corte territoriale, premesso che il lavoratore, dipendente della P&G, a seguito del trasferimento del ramo di azienda relativo alla produzione in P. dei pannolini P., aveva lavorato alle dipendenze della F. dal 1° gennaio 1992 al 15 settembre 1998 continuando a percepire il premio di produzione previsto dal CCNL per l’industria chimica del 20 luglio 1990 ed era stato poi collocato in Cigs nel periodo luglio/settembre 1998, accertava la piena validità ed efficacia dell’accordo aziendale del 26 giugno 1998 (con il quale, a seguito del trasferimento della detta produzione nello stabilimento di P., la P&G si era impegnata ad assumere ex novo i lavoratori della F. – come R.D.M. – non accettanti il trasferimento a P., con trattamento economico che escludeva il premio di produzione) in quanto il detto accordo era stato ratificato per comportamento concludente da tutti i membri della R.S.A., che nulla avevano opposto alla sua stipulazione e soprattutto alla sua successiva applicazione da parte della P&G, ed era stato discusso ed approvato dall’assemblea dei lavoratori interessati, i quali hanno poi sottoscritto i contratti individuali di lavoro con la P&G, che non comprendevano fra le voci retributive il premio di produzione. Del resto R.D.M. aveva sottoscritto il contratto individuale senza riserva alcuna ed aveva impugnato la pattuizione solo dopo molto tempo.
Peraltro la Corte accertava che, in base alle risultanze probatorie acquisite non era emerso alcun elemento idoneo a far ritenere che il vero datore di lavoro di R.D.M. fosse sempre stato la P&G, a cui facevano capo le altre società (tra cui la F.) con la conseguenza che la P&G fosse, quindi, unico centro di imputazione.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione il lavoratore, in particolare lamentandosi che la Corte territoriale erroneamente e con motivazione insufficiente ha ritenuto la validità ed efficacia dell’accordo aziendale del 26 giugno 1998 ed all’uopo rilevava che contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte di Appello tale accordo non era stato stipulato da alcuna R.S.A., bensì da tre rappresentanti (peraltro membri della R.S.U.) nominati nel comitato esecutivo, non costituenti la maggioranza della R.S.U., i quali non erano stati delegati a firmare l’accordo che del resto neppure poteva ritenersi ratificato, stante la mancanza di una forma scritta sia della delega sia della ratifica, necessaria in relazione alla forma scritta dell’accordo stesso, nel quadro di quanto previsto dal CCNL Chimici del 1998, dovendo in sostanza ritenersi che la disposizione contrattuale consente la deroga al trattamento nazionale solo mediante un accordo aziendale che deve avere la medesima forma e che non può essere ratificato per facta concludentia. Peraltro il lavoratore rilevava che la Corte di Appello non si fosse neppure peritata di verificare in quale data la R.S.U. avrebbe ratificato il detto accordo, erroneamente ritenendo, nel contempo, che fosse stato approvato da una assemblea di lavoratori (che in realtà era della F. S.p.A. e non della P&G S.p.A.) e dallo stesso lavoratore tramite la sottoscrizione del contratto di assunzione.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal lavoratore. Sul punto, gli Ermellini richiamano la pronuncia delle Sezioni Unite n. 3318 del 22 marzo 1995 e la giurisprudenza successiva che ha affermato il principio secondo cui “in mancanza di norme che prevedano, per i contratti collettivi, la forma scritta, ed in applicazione del principio generale della libertà di forma – in base al quale le norme che prevedono che determinati contratti o atti debbano essere realizzati con determinate forme sono di stretta interpretazione, insuscettibili, cioè, di applicazione analogica – l’accordo aziendale è valido anche se non stipulato per iscritto”.

In tale quadro, quindi, come è stato affermato dalla Suprema Corte, deve ritenersi che “in applicazione del principio generale di libertà di forma ed in mancanza di espressa previsione normativa della forma scritta, l’accordo aziendale è valido anche se non stipulato per iscritto, con la conseguenza che non è necessaria la forma scritta neppure per la ratifica di accordo aziendale stipulato da falsus procurator, ossia da organizzazione aziendale priva di rappresentanza, e che, pertanto, la ratifica potrebbe intervenire anche per facta concludentia” (v. Cass. 18-2-1998 n. 1735, cfr. Cass. 12-2-2000 n. 1576). Parimenti, del resto, deve ritenersi non necessaria la forma scritta per la delega alla stipula dell’accordo aziendale.

Applicando tale principio la sentenza d’appello ha ritenuto la piena validità ed efficacia dell’accordo del 26 giugno 1998, rilevando: che dalla prova testimoniale è emerso che i tre rappresentanti nominati nel comitato esecutivo avevano la delega, sia pure non scritta, a sottoscrivere gli accordi sindacali e che ciò facevano per prassi ormai consolidata in azienda; che, comunque, l’accordo è risultato successivamente ratificato per fatti concludenti dagli aventi diritto ed in specie da tutti i membri della rappresentanza sindacale, che nulla hanno opposto alla sua stipulazione e soprattutto alla sua successiva applicazione da parte della P&G, ed è stato altresì discusso ed approvato dall’assemblea dei lavoratori interessati che successivamente nel corso del 1998 hanno sottoscritto con la P&G i contratti individuali di lavoro nei quali (come in quello del lavoratore interessato) non figurava tra le voci retributive il premio di produzione in esecuzione del predetto accordo aziendale.

Da qui, dunque, il rigetto del ricorso.

In applicazione del principio generale di libertà di forma ed in mancanza di espressa previsione normativa della forma scritta, l’accordo aziendale è valido anche se non stipulato per iscritto, con la conseguenza che non è necessaria la forma scritta neppure per la ratifica di accordo aziendale stipulato da falsus procurator, ossia da organizzazione aziendale priva di rappresentanza, e che, pertanto, la ratifica potrebbe intervenire anche per facta concludentia. Parimenti, del resto, deve ritenersi non necessaria la forma scritta per la delega alla stipula dell’accordo aziendale.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 4176/2015

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