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Giovannini: «Acconto sulla pensione per chi perde il lavoro»

Pensioni d'oro, non basta intervenire solo sugli assegni più alti. Diverso se sul piatto ci fossero anche le pensioni d'argento
Pensioni d’oro, non basta intervenire solo sugli assegni più alti. Diverso se sul piatto ci fossero anche le pensioni d’argento

Ecco i dati sulle pensioni. Il ministro del Lavoro Giovannini è prudente in vista di un autunno di fuoco sul fronte del lavoro. Ma fa chiarezza sulle cifre: «Un intervento sui soli assegni d’oro non consentirebbe un riequilibrio a favore dei pensionati più poveri. Diverso se sul piatto ci fossero anche le pensioni d’argento».

Non rinuncia a una proposta fuori dagli schemi: chi è a due-tre anni dal pensionamento e lascia il lavoro potrebbe ricevere un sostegno economico, che poi dovrà ripagare negli anni successivi: una sorta di prestito. A decidere dove «tirare la linea» tra pensioni d’oro, d’argento e di bronzo, però, dovrebbe essere il Parlamento. Mentre per quanto riguarda la dote della cassa in deroga, che rischia di subire i “danni collaterali” dello scontro in corso sull’Imu-Iva, Giovannini invita ad aspettare «ancora qualche ora». All’orizzonte le previsioni sulla disoccupazione per il 2014 (in crescita al 12,3%) e il timore di una jobless recovery che potrebbe tradursi in nuovi posti di lavoro solo con ritardo.

Ministro, in uno dei prossimi consigli il Governo dovrà mettere nero su bianco la dote per rifinanziare la Cassa in deroga.
Il rifinanziamento della cassa integrazione e la riforma degli ammortizzatori in deroga sono sicuramente fra gli interventi più urgenti dell’agenda dei prossimi mesi. Abbiamo fatto passi avanti con il miliardo di giugno e con la preparazione del decreto interministeriale sui criteri di concessione degli ammortizzatori in deroga dall’anno prossimo. Sempre dal 2014, le parti sociali hanno il dovere di istituire i fondi di solidarietà, che in parte si faranno carico di quello che oggi grava sugli ammortizzatori in deroga.

Inizialmente si era parlato di un miliardo, ora sembra che si scenderà a 5-600 milioni, anche per salvare il taglio dell’Imu e il Governo.
Stiamo discutendo con il Tesoro, fa parte della quadratura complessiva delle risorse in corso in queste ore. Decideremo in base alle risorse disponibili adesso o più avanti in autunno. Il Governo non smetterà certo adesso di finanziare gli ammortizzatori in deroga, ci rendiamo perfettamente conto che nonostante i primi segnali di ripresa la situazione del lavoro resta difficilissima.

Capitolo previdenza. Fra i temi più caldi dell’estate ci sono state le «pensioni d’oro». Come pensa di intervenire?
Guardi, questi sono gli ultimi dati. Ci dicono che le persone con pensioni molto elevate, dell’ordine dei 20mila o 50mila euro, sono solo qualche centinaio. Ho auspicato un intervento sulle pensioni d’oro in Parlamento al primo question time da ministro e lo ribadisco. Come questo intervento possa essere fatto in modo inattaccabile sul piano legislativo, le dimensioni e l’uso dei fondi liberati a favore dei redditi più bassi: questo è quello su cui stiamo lavorando. Ma se immaginiamo che “d’oro” voglia dire pensioni oltre 20 o 50mila euro, un intervento non genererebbe un riequilibrio di grandi dimensioni. Se invece si intervenisse anche sulle cosiddette “pensioni d’argento” è chiaro che il discorso potrebbe cambiare. Il punto vero è che non abbiamo una definizione di pensioni d’oro o di pensioni d’argento.

Ma chi percepisce le pensioni più ricche ha pagato contributi commisurati?
Il senso di ingiustizia che molti sentono ha a che fare con il rapporto fra contributi versati e pensione. Da quando c’è il sistema contributivo il problema per il futuro è risolto. Il problema si pone, invece, perché chi sta andando in pensione fino al 2015 ha fatto almeno 20 anni prima della riforma Dini e altrettanti dopo; sono persone che hanno un sistema comunque retributivo, in generale più generoso rispetto ai contributi versati.
Le principali ipotesi allo studio sarebbero quella di Amato, il contributo di solidarietà da far confluire in un fondo per aumentare gli assegni più bassi, e quella di prorogare il blocco dell’indicizzazione nei prossimi anni.

Ce n’è una che sta prendendo quota?
Mi dispiace ma non le rispondo. Vogliamo evitare di fare ipotesi fantasiose: il tema è delicato, ci vanno di mezzo le persone e non vogliamo alimentare aspettative ingiustificate. Ma ci stiamo lavorando.

E gli esodati?
Il Governo è impegnato a risolvere la questione in tempi brevi: abbiamo lavorato per definire una possibile platea di persone che possono essere considerate esodate o esodande, oltre le 130mila già incluse nei provvedimenti adottati dal governo. Si tratta, come già detto, di 20-30mila persone. Stiamo parlando, ci tengo a sottolineare, di persone che non hanno nulla a che vedere con i tanti cinquantenni che hanno perso il posto di lavoro e che potremmo definire “bloccati” a causa della crisi, di cui si fanno carico gli ammortizzatori sociali.

Misure allo studio in campo previdenziale?
Ci sono varie ipotesi, oltre che l’intervento sulle pensioni d’oro. Nel mese di settembre metteremo a punto un possibile “pacchetto” da discutere con le parti sociali e con i partiti.

Come giudica la proposta Damiano sulle uscite flessibili con penalizzazioni in caso di anticipo?
La proposta ha costi molto alti, parliamo di svariati miliardi e, come abbiamo dichiarato con il ministro Saccomanni, noi non abbiamo nessuna intenzione di fare una controriforma delle pensioni: la riforma è stata un intervento molto rilevante e ha contribuito a mettere in sicurezza l’intera finanza pubblica italiana. Diverso sarebbe uno schema per cui, supponiamo, chi è a due-tre anni dal pensionamento e lascia il lavoro potrebbe per tale periodo ricevere un sostegno economico, che poi dovrà ripagare negli anni successivi: si tratterebbe di una sorta di prestito, senza costi aggiuntivi sul sistema pensionistico.

A che punto è la riforma dell’Isee, l’indicatore della situazione economica delle famiglie da usare per usufruire dei servizi sociali e di altri interventi?
Dopo aver ripreso un iter bloccato da molti mesi, abbiamo ottenuto il parere delle Camere: il decreto dorebbe vedere la luce a settembre.

Come procederà invece il cantiere del “reddito di inclusione”?
Con il decreto lavoro abbiamo ampliato la sperimentazione inizialmente prevista per 50mila persone nelle grandi città, estendendola ad altre 170mila persone nel Mezzogiorno. L’Italia insieme alla Grecia è l’unico Paese europeo che non ha uno strumento generalizzato di lotta alla povertà.

Non sarebbe meglio concentrare le risorse sul taglio del costo del lavoro come chiedono le imprese, ma anche l’Ocse e il Fondo monetario?
Confermo che ridurlo è una delle priorità del Governo, come ha detto anche il presidente del Consiglio. Quanto, come e con quale cadenza si vedrà in sede di legge di stabilità.

Flessibilità per l’Expo 2015. Cosa direte alle parti sociali?
Il 5 settembre ascolteremo attentamente le proposte delle parti sociali. Faremo le nostre valutazioni, specialmente laddove le proposte richiedano un intervento normativo o un supporto finanziario. Sono convinto che si possa trovare una buona soluzione. Mi sembra che alcune ipotesi avanzate prima della pausa estiva andassero nella direzione giusta, come quelle relative al contratto di apprendistato breve, ad alcuni aspetti del lavoro a tempo determinato per settori e territori specifici. Vorrei ricordare che il decreto lavoro introduce già una flessibilità potenziale per i contratti a tempo determinato, rinviando ad accordi fra le parti sociali.

La ripresa porterà posti di lavoro?
Quella di una jobless recovery è una prospettiva tutt’altro che infondata, di cui naturalmente sono preoccupato. Ci potrebbe essere una ripresa con un effetto ritardato sul numero di occupati. Per questo il decreto lavoro ha previsto interventi finalizzati ad aumentare l’intensità di lavoro, soprattutto per i giovani, della ripresa.

Scommetterebbe sulla sopravvivenza del Governo?
In quattro mesi il governo ha fatto moltissimo, soprattutto con i vincoli finanziari esistenti. Si può sempre fare meglio, ma credo che ci sia nell’opinione pubblica un consenso non solo sul fatto che in questa fase serve un governo, ma anche che questo governo sta operando bene. Secondo alcuni ci abbiamo messo un po’ a carburare, ma ormai realizziamo settimanalmente interventi e provvedimenti legislativi, senza parlare degli atti che noi abbiamo sbloccato dopo mesi di attesa. Dopo gli interventi emergenziali, ora è il tempo delle grandi scelte, è a questo che serve la legge di stabilità.

L’identikit dei pensionati

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