Diritto

Accertamento valido anche se effettuato dalla GdF non competente per territorio

Accertamento valido anche se effettuato dalla GdF non competente per territorio
È valido l’atto impositivo fondato su una verifica fiscale effettuata da un Nucleo della Guardia di Finanza territorialmente incompetente. Infatti, l’attività che i militari effettuano in collaborazione con gli uffici tributari non è soggetta alle delimitazioni di competenza territoriale poste per gli organi dell’Amministrazione finanziaria, e, pertanto, è utilizzabile ai fini fiscali ancorché provenga da reparti posti in località diverse dalla sede dell’ufficio competente sul rapporto d’imposta

È valido l’atto impositivo fondato su una verifica fiscale effettuata da un Nucleo della Guardia di Finanza territorialmente incompetente. Infatti, l’attività che i militari effettuano in collaborazione con gli uffici tributari non è soggetta alle delimitazioni di competenza territoriale poste per gli organi dell’Amministrazione finanziaria, e, pertanto, è utilizzabile ai fini fiscali ancorché provenga da reparti posti in località diverse dalla sede dell’ufficio competente sul rapporto d’imposta. A fornire questo interessante principio è la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 90 depositata l’8 gennaio 2015.

IL FATTO
Una società contribuente riceveva un avviso di accertamento relativo ad IVA, IRPEG ed IRAP, il quale veniva impugnato innanzi la Commissione Tributaria competente. In particolare, nel ricorso si eccepiva la inammissibilità dell’atto impositivo poiché fondato su una verifica effettuata da organi della Guardia di Finanza incompetenti per territorio.

La Commissione Tributaria accoglieva il ricorso e la sentenza veniva confermata anche dalla CTR, adita dall’Ufficio. In particolare, dunque, i giudici del merito sposavano la tesi della contribuente, secondo cui l’atto sarebbe stato illegittimo poiché basato su una verifica effettuata da organi della GdF territorialmente incompetenti.

Avverso la sentenza della CTR, l’Ufficio proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo, in particolare, che l’art. 31, comma 2, D.P.R. n. 600/1973 il quale attribuisce la competenza all’Ufficio distrettuale ove il contribuente ha il domicilio fiscale, si riferirebbe esclusivamente all’attività dell’Ufficio e non a quella della Guardia di Finanza.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, rinviando ad altra sezione della CTR. Infatti, secondo i Supremi giudici, i quali richiamano le precedenti sentenze n. 9611/2000 e n. 7957/1997, gli accessi, le ispezioni o le verifiche, che la Guardia di Finanza effettui in collaborazione con gli uffici tributari, non sono soggetti alle delimitazioni di competenza territoriale posti per gli organi dell’Amministrazione finanziaria, e, pertanto, sono utilizzabili a fini fiscali ancorché provengano da reparti di stanza in località diverse dalla sede dell’ufficio competente sul rapporto d’imposta.

La cooperazione della Guardia di Finanza per l’acquisizione e il reperimento degli elementi utili ai fini dell’accertamento dell’imposta non necessita di preventiva richiesta da parte degli Uffici finanziari, come aveva affermato la società contribuente. La GdF può, infatti, agire anche di propria iniziativa, esercitando i poteri sanciti dagli articoli 51 e 52, D.P.R. n. 633/1972.

Da qui l’accoglimento del ricorso del fisco, con rinvio ad altra sezione della CTR che dovrà attenersi al principio di diritto suddetto.

Approfondimento

In materia di attività di controllo, l’art. 31, comma 2, D.P.R. n. 600/1973 dispone che la competenza territoriale spetta all’ufficio distrettuale sito nella circoscrizione dove il soggetto obbligato alla dichiarazione ha il proprio domicilio fiscale alla data in cui questa è stata o avrebbe dovuto essere presentata. La norma appare pertanto chiara nel disciplinare l’ufficio distrettuale competente ad eseguire la verifica fiscale, prevedendo l’illegittimità di qualsiasi attività a tal fine eseguita da uffici distrettuali territorialmente incompetenti.

In ragione di quanto affermato dalla sentenza n. 90/2015 della Suprema Corte, a conforto di un precedente orientamento giurisprudenziale, l’art. 31, comma 2, D.P.R. n. 600/1973 deve applicarsi soltanto con riferimento all’attività di controllo eseguita dall’Amministrazione finanziaria, non risultando assolutamente applicabile per le verifiche della Guardia di Finanza.
Se ne ricava dunque, a contrario, che la verifica deve necessariamente essere effettuata dall’ufficio dell’Agenzia delle Entrate del luogo in cui il contribuente ha il proprio domicilio fiscale. Tale principio non è invece vincolante per il braccio operativo del fisco (GdF).
La norma non appare suscettibile di diversa interpretazione e, pertanto, spetterà al contribuente dover valutare, di volta in volta, l’opportunità di sollevare un simile motivo di contestazione in virtù del soggetto che esegue l’attività di controllo.

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