Diritto

Accertamento. Stop all’avviso anticipato

Accertamento. Stop all’avviso anticipato
L’accertamento emesso prima dei sessanta giorni dal rilascio del verbale conclusivo delle operazioni è illegittimo anche se in concreto non ha comportato una compressione del diritto di difesa del contribuente

L’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, la illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus, poiché detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 4543 depositata il 5 marzo 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana che dichiarava la nullità di un avviso di accertamento emesso prima che fosse decorso il termine dilatorio di 60 giorni previsto dall’art. 12, comma 7, della legge n. 212/2000.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Sul punto, gli Ermellini richiamano la giurisprudenza delle Sezioni Unite (sentenza n. 18184 del 29 luglio 2013) secondo cui, l’art. 12, comma 7, della legge 27 luglio 2000, n. 212, deve essere interpretato nel senso che l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento – termine decorrente dal rilascio al contribuente, nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un’ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni – determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, la illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus, poiché detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva. Il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciazione nell’atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l’emissione anticipata, bensì nell’effettiva assenza di detto requisito (esonerativo dall’osservanza del termine), la cui ricorrenza, nella concreta fattispecie e all’epoca di tale emissione, deve essere provata dall’Ufficio, che nel caso di specie nulla ha dedotto.

Inoltre, è stato chiarito (sentenza n. 5367 del 7 marzo 2014) che il termine dilatorio fissato, a pena di nullità in assenza di particolari ragioni di urgenza, dall’art. 12, comma 7, della legge n. 212 del 2000 si applica, al di là del mero tenore testuale della norma (che prevede “l’avviso di accertamento”), anche all’avviso di recupero di credito di imposta.

L’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, la illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus, poiché detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva.

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