Diritto

Accertamento sintetico sulle rate del mutuo: da provare gli esborsi del genitore

Accertamento sintetico sulle rate del mutuo: da provare gli esborsi del genitore
Legittimo l’accertamento sintetico se il contribuente non dimostra, mediante idonea documentazione, che gli esborsi per l’acquisto della casa sono imputabili alla capacità contributiva del padre

Legittimo l’accertamento sintetico se il contribuente non dimostra, mediante idonea documentazione, che gli esborsi per l’acquisto della casa sono imputabili alla capacità contributiva del padre. A tal fine non è utile la copia fotostatica di un assegno privo di data certa. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 24586 19 novembre 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, accogliendo l’appello dell’Agenzia delle Entrate, ha ritenuto legittimi i tre avvisi di accertamento con metodo sintetico, ai sensi dell’art. 38, quarto comma del D.P.R. n. 600/73, con i quali venivano rettificate le dichiarazioni dei redditi di un contribuente per gli anni 1998, 1999 e 2000, in relazione all’incremento patrimoniale costituito dall’acquisto di una unità immobiliare in Milano al prezzo di lire 700.000.000. Il contribuente non aveva fornito risposta al questionario con il quale, ai sensi del precedente art. 32, terzo comma era stato invitato a produrre la documentazione necessaria alla ricostruzione della posizione fiscale per i periodi d’imposta considerati.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dal contribuente. In particolare, nell’accertamento sintetico regolato dall’art. 38 del D.P.R. n. 600/73, al contribuente è riconosciuta, secondo il sesto comma, “la facoltà di dimostrare, anche prima della notificazione dell’accertamento, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. L’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione”.

Nel caso in esame, il giudice di merito ha ritenuto non provato dalla documentazione prodotta l’assunto del contribuente secondo cui l’acquisto dell’immobile sarebbe stato effettuato con esborsi da parte del padre. Ha considerato infatti anzitutto inaccettabile sul piano giuridico “di ritenere dimostrata l’assunta liberalità del padre attraverso la copia fotostatica di un assegno privo di data, del quale, peraltro, risulta indimostrata la negoziazione”; in secondo luogo, ha rilevato come l’ammontare delle rate del mutuo ipotecario fosse in stridente contrasto con la capacità contributiva emersa nel 2000; infine, ha ricordato come il contribuente avrebbe “allegato ma non provato di avere conseguito all’estero redditi, presentando all’estero le proprie dichiarazioni dei redditi e conseguendo sempre all’estero i fondi necessari a saldare il prezzo convenuto per saldare il prezzo convenuto per l’acquisto dell’immobile de quo“.

In conclusione, ad avviso della Suprema Corte, la sentenza impugnata ha fatto buona applicazione della legge, oltre ad essere adeguatamente e logicamente motivata.

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