Diritto

Accertamento sintetico su fattori-indice: al contribuente l’onere della prova contraria

Accertamento sintetico su fattori-indice: al contribuente l'onere della prova contraria
A fronte dell’accertamento sintetico calibrato su fattori-indice resta a carico del contribuente, posto nella piena condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei precisi fattori l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore

A fronte dell’accertamento sintetico calibrato su fattori-indice, resta a carico del contribuente, posto nella piena condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei precisi fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 8554 del 28 aprile 2015.

IL FATTO
In relazione all’anno d’imposta 2008, l’Agenzia delle Entrate procedeva nei confronti di un contribuente all’accertamento sintetico dei redditi, determinato dalla valutazione di una serie di indici di disponibilità economica, rimasta sfornita di giustificazione adeguata.

La locale Commissione Tributaria Provinciale respingeva il ricorso del contribuente, ma quella Regionale ne accoglieva l’appello, valorizzando le giustificazioni addotte in ordine alla provenienza delle risorse necessarie al proprio mantenimento, scaturenti dai cospicui redditi dei quali poteva disporre la moglie in ragione dell’attività da lei svolta nel Principato di Monaco, dove risiede.

Avverso questa sentenza proponeva ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, in particolare sostenendo l’erroneità della soluzione da parte della CTR, la quale aveva ritenuto raggiunta la prova contraria, pure in mancanza di qualsiasi elemento atto a dimostrare che le risorse economiche della moglie fossero soggette a tassazione o costituissero redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta nonché che tali disponibilità siano state effettivamente destinate a sostenere le spese contestate dagli indici rilevati.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Sul punto, ricordano gli Ermellini, a fronte dell’accertamento sintetico calibrato su fattori-indice, resta a carico del contribuente, posto nella piena condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei precisi fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore (Cass. 19 aprile 2013, n. 9539).
Il che comporta, per un verso, che la prova consista, a norma del sesto comma dell’art. 38 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ratione temporis applicabile, nella dimostrazione dell’esistenza di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (da ultimo, Cass. 7 marzo 2014, n. 5365) e, per altro verso, che questi ultimi si attaglino ai fattori-indice, anche in base a circostanze sintomatiche (Cass. 18 aprile 2014, n. 8995).

Nel caso di specie, tale ricognizione manca del tutto, avendo la Commissione territoriale fatto leva sulle disponibilità della coniuge del contribuente, in dispregio dello schema normativo applicabile.

Ne consegue l’accoglimento del ricorso.

L’accertamento sintetico è lo strumento accertativo con il quale l’Amministrazione finanziaria, nell’ambito dell’attività di controllo nei confronti delle persone fisiche, determina il reddito complessivo del contribuente ai fini Irpef, prescindendo dalla individuazione della categoria reddituale che ne è fonte. Un aspetto peculiare di questo strumento riguarda l’ampio raggio di applicabilità, considerato che ne possono essere destinatari i contribuenti persone fisiche indipendentemente dal fatto che siano o meno soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili.
In generale, nell’ambito di tale metodologia di controllo, gli uffici finanziari, in presenza di determinate condizioni, avvalendosi di una presunzione legale relativa, sono legittimati a risalire da un fatto noto, individuabile in una manifestazione di capacità contributiva del soggetto controllato, a un fatto ignoto, cioè all’esistenza di un reddito non dichiarato o di un maggior reddito imponibile rispetto a quello dichiarato.
L’accertamento sintetico trova il suo fondamento giuridico nell’art. 38 del D.P.R. n. 600/1973. Con la manovra 2010, il legislatore ha apportato importanti modifiche alla disciplina dell’accertamento sintetico, in particolare aggiornando l’accertamento sintetico al fine di tener conto dei “cambiamenti, connessi ai mutamenti sociali, verificatisi nel tempo in ordine alle tipologie di spesa sostenute dai contribuenti ed alle preferenze nella propensione ai consumi”, rendendolo più efficiente e dotandolo di maggiori garanzie per il contribuente. Si tratta del c.d. accertamento redditometrico. In particolare, il reddito sintetico può essere determinato sulla base delle “spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta”.
Dall’esame della norma, dunque, emerge un importante dato: ai fini dell’accertamento sintetico, assume rilievo (secondo il principio di cassa) qualsiasi spesa sostenuta nell’anno d’imposta, anche quella per incrementi patrimoniali, spesa che nella precedente versione della norma si presumeva sostenuta con redditi conseguiti in quote costanti nell’anno di sostenimento e nei quattro precedenti. Viene meno, dunque, la tradizionale bipartizione tra spese correnti e spese per incrementi patrimoniali prima presente nell’articolo 38 del D.P.R. n. 600/1973, mentre si introduce l’assunto secondo cui alla spesa sostenuta in un determinato periodo d’imposta corrisponde un uguale reddito conseguito dal contribuente (spesa sostenuta = reddito tassabile).
Al contribuente continua a essere riconosciuta, nell’ottica dell’inversione dell’onere della prova che caratterizza il principio della presunzione legale relativa, la possibilità di dimostrare che il reddito determinato sinteticamente sia comunque compatibile con il reddito dichiarato.
A fronte dell’accertamento sintetico calibrato su fattori-indice, resta a carico del contribuente, posto nella piena condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei precisi fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.
Il che comporta, per un verso, che la prova consista nella dimostrazione dell’esistenza di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta e, per altro verso, che questi ultimi si attaglino ai fattori-indice, anche in base a circostanze sintomatiche.
Corte di Cassazione – Ordinanza N. 8554/2015

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