Diritto

Accertamento sintetico e presunzioni semplici: come accertare il reddito della colf

Accertamento sintetico e presunzioni semplici: come accertare il reddito della colf
Il giudice tributario, una volta accertata l’effettività fattuale degli specifici “elementi indicatori di capacità contributiva” esposti dall’Ufficio finanziario, non ha il potere di togliere a tali “elementi” la capacità presuntiva “contributiva” che il legislatore ha connesso alla loro disponibilità, ma può soltanto valutare la prova che il contribuente offra in ordine alla provenienza non reddituale (e, quindi, non imponibile o perché già sottoposta ad imposta o perché esente) delle somme necessarie per mantenere il possesso dei beni indicati dalla norma

L’accertamento sintetico, con metodo induttivo, consentito all’amministrazione finanziaria, consiste nell’applicazione di presunzioni semplici, in virtù delle quali l’ufficio finanziario è legittimato a risalire da un fatto noto a quello ignoto (sussistenza di un certo reddito e, quindi, di capacità contributiva).

Il caso trae origine da un ricorso proposto da un contribuente nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale che ha dato ragione all’Agenzia delle Entrate, confermando un avviso di accertamento IRPEF relativo all’anno 2003.

L’Ufficio finanziario, per quanto qui di interesse, ha ritenuto violata la norma fiscale (art. 38, D.P.R. n. 600/1973) laddove la Commissione tributaria regionale, sulla base della semplice dichiarazione del contribuente, ha respinto il gravame circa il reddito delle collaboratrici domestiche.

La Cassazione, con l’ordinanza n. 2015 del 29 gennaio 2014, ha annullato la sentenza ed ha precisato che il giudice tributario, una volta accertata l’effettività fattuale degli specifici “elementi indicatori di capacità contributiva” esposti dall’Ufficio finanziario, non ha il potere di togliere a tali “elementi” la capacità presuntiva “contributiva” che il legislatore ha connesso alla loro disponibilità, ma può soltanto valutare la prova che il contribuente offra in ordine alla provenienza non reddituale (e, quindi, non imponibile o perché già sottoposta ad imposta o perché esente) delle somme necessarie per mantenere il possesso dei beni indicati dalla norma.

La suddetta presunzione è “semplice” e genera l’inversione dell’onere della prova, trasferendo al contribuente l’impegno di dimostrare che il dato di fatto sul quale essa si fonda non corrisponde alla realtà. A tali principi non risulta essersi attenuta la decisione impugnata laddove ha ritenuto documentati i redditi delle collaboratrici domestiche sulla base di dichiarazioni del contribuente.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza, in quanto è evidente che le semplici dichiarazioni sui redditi delle colf non consentono al giudice tributario di ritenere assolto l’onere probatorio che grava sul contribuente, oppostosi a un avviso di accertamento con metodo sintetico.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 2015/2014

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *