Diritto

Accertamento, quali limiti ai poteri di controllo conferiti all’Ufficio?

Accertamento, quali limiti ai poteri di controllo conferiti all'Ufficio?
Il potere conferito dal D.P.R. n. 600/1973 non si limita alla richiesta di specifici documenti ma si estende a tutto ciò che è considerato rilevante dall’Ufficio

Il potere conferito dal D.P.R. n. 600/1973 non si limita alla richiesta di specifici documenti ma si estende a tutto ciò che è considerato rilevante dall’Ufficio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9714 del 12 maggio 2016.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Commissione Tributaria Centrale disattendeva il ricorso incidentale di un contribuente ed accoglieva quello principale dell’Agenzia delle Entrate, ricorsi rivolti contro la decisione della Commissione Tributaria di secondo grado che (riformando la decisione della locale Commissione Tributaria di primo grado che aveva parzialmente accolto il ricorso di parte contribuente) aveva integralmente accolto l’impugnazione dell’avviso di accertamento per IRPEF anni 1982/1983, con cui – premesso che erano stati recuperati a tassazione ricavi omessi e costi non detraibili a carico della società – erano stati imputati ai soci secondo il criterio della “trasparenza” le conseguenze dell’anzidetto accertamento, ai fini delle imposte sui redditi.

Riformando la decisione di appello la CTR aveva ripristinato la determinazione del maggior reddito fatta direttamente dal giudice di primo grado in conseguenza dell’annullamento del provvedimento impositivo.

La predetta Commissione Tributaria Centrale – dopo avere evidenziato che la Commissione Tributaria di secondo grado aveva accolto il ricorso di parte contribuente in ragione di un “vizio procedurale nell’accertamento” consistente nella modalità generica con la quale era stato sottoposto alla società contribuente il questionario da cui si era poi sviluppata l’attività istruttoria prodromica all’accertamento – aveva motivato la decisione evidenziando che il supposto “vizio” (quand’anche sussistente) non avrebbe avuto idoneità a determinare le conseguenze desunte dalla pronuncia di appello. Invero, il potere conferito dall’art. 32 del D.P.R. n. 600/1973 non si limita alla richiesta di “specifici atti e documenti”, ma si estende a ciò che è ritenuto rilevante dall’ufficio. Inoltre, i casi di nullità sono tassativi e nessuna nullità era comminata dalla legge a siffatto proposito. Quanto al “merito”, ad avviso della CTC apparivano fondate e condivisibili e da confermarsi le valutazioni del giudice di primo grado che -con analitica motivazione – aveva ridotto il reddito di impresa minore dall’accertato a £ 48.984.722, con conseguente imputazione del reddito da partecipazione ai due soci per quota pari.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione la società.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla società. Invero, correttamente la CTC aveva evidenziato che l’art. 32 del D.P.R. n. 600/1973 non si limita alla richiesta di “specifici atti e documenti”, ma si estende a ciò che è ritenuto rilevante dall’ufficio.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 9714/2016

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