Diritto

Accertamento IRPEF: conta anche il valore accertato ai fini dell’imposta di registro

Accertamento IRPEF: conta anche il valore accertato ai fini dell'imposta di registro
Ammessa la valenza indiziaria, rappresentata dal valore accertato ai fini dell’imposta di registro, rispetto alla determinazione della plusvalenza ai fini IRPEF

In tema di plusvalenze patrimoniali realizzate a seguito di cessione di azienda, la dichiarazione del contribuente, ai fini IRPEF, di un valore inferiore a quello già accertato in via definitiva per il medesimo bene in sede di imposta di registro legittima l’Amministrazione finanziaria a procedere all’accertamento induttivo della plusvalenza, integrando o correggendo la relativa imposizione con possibilità di utilizzare una seconda volta, ricorrendo anche a presunzioni, gli stessi elementi probatori già posti a fondamento del precedente accertamento. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 11532 del 4 giugno 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza con cui la CTR Lombardia ha confermato la decisione di primo grado che aveva annullato un avviso di accertamento relativo a plusvalenza derivante dalla vendita di immobili edificabili da parte di un contribuente. In particolare, ha rilevato la CTR che l’accertamento con adesione degli acquirenti dei fondi relativo all’atto di rettifica emesso ai fini dell’imposta di registro non poteva giovare all’Amministrazione nei confronti della parte venditrice, dovendo l’Ufficio procedere ad accertamenti ulteriori nei confronti del contribuente.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, censurando la decisione della CTR per avere escluso la valenza indiziaria rappresentata dal valore accertato ai fini dell’imposta di registro rispetto alla determinazione della plusvalenza ai fini IRPEF, fatta salva la possibilità del venditore di provare la vendita al prezzo dichiarato.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Sul punto, osservano gli Ermellini che in tema di plusvalenze patrimoniali realizzate a seguito di cessione di azienda, la dichiarazione del contribuente, ai fini IRPEF, di un valore inferiore a quello già accertato in via definitiva per il medesimo bene in sede di imposta di registro legittima l’Amministrazione finanziaria a procedere all’accertamento induttivo della plusvalenza, integrando o correggendo la relativa imposizione con possibilità di utilizzare una seconda volta, ricorrendo anche a presunzioni, gli stessi elementi probatori già posti a fondamento del precedente accertamento, mentre spetta al contribuente, che deduca l’inesattezza della correzione o dell’integrazione, superare la presunzione dimostrando di aver venduto al minor prezzo indicato in bilancio, fermo restando che il principio di collaborazione tra contribuente ed Amministrazione finanziaria non può mai comportare, ai fini dell’accertamento dell’imposta, il superamento di circostanze accertate in giudizio o determinare la mancata applicazione del principio dell’onere della prova.

Tali principi – prosegue la Suprema Corte – sono stati di recente ribaditi, proprio con riferimento alla valenza indiziaria nascente da un accertamento con adesione in tema di imposta di registro al quale non ha partecipato il venditore, affermandosi da parte della S.C. che l’accertamento del valore finale del bene compravenduto anche in quel caso, pur attenendo ad un procedimento di definizione della lite, era riferito alle attività dell’acquirente del bene, non del venditore, ipotesi che, pur mutando l’istituto di definizione del valore ai fini della sua fissazione con riguardo all’imposta di registro (e cioè l’accertamento con adesione), altresì nella vicenda di lite ha riguardato un terzo, e identicamente la società acquirente del terreno.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso dell’Erario, non essendosi a tali principi conformata la CTR che aveva, invece, in radice escluso la possibilità per l’Ufficio di fondare l’accertamento ai fini IRPEF sull’adesione degli acquirenti alla rettifica in tema di imposta di registro.

In tema di plusvalenze patrimoniali realizzate a seguito di cessione di azienda, la dichiarazione del contribuente, ai fini IRPEF, di un valore inferiore a quello già accertato in via definitiva per il medesimo bene in sede di imposta di registro legittima l’Amministrazione finanziaria a procedere all’accertamento induttivo della plusvalenza, integrando o correggendo la relativa imposizione con possibilità di utilizzare una seconda volta, ricorrendo anche a presunzioni, gli stessi elementi probatori già posti a fondamento del precedente accertamento.
Corte di Cassazione – Ordinanza N. 11532/2015

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