Diritto

Accertamento induttivo illegittimo se l’azienda viene ceduta e i beni liquidati

Accertamento induttivo illegittimo se l’azienda viene ceduta e i beni liquidati
Non è legittimo l’accertamento induttivo del reddito d’impresa fondato sulle medie di ricarico in caso di liquidazione della merce. Gli standard del fisco sono sempre da adattare al caso specifico

Nell’accertamento tributario fondato sulle percentuali di ricarico della merce venduta, il ricorso al criterio della media aritmetica semplice, in luogo della media ponderale, è consentito quando risulti l’omogeneità della merce, assumendo il criterio della media aritmetica semplice, di regola, valenza meramente indiziaria. Di conseguenza, l’accertamento induttivo del reddito d’impresa fondato sulle medie di ricarico in caso di liquidazione della merce deve considerarsi illegittimo. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 12285 del 12 giugno 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate accertava a carico di una contribuente maggiori imposte a titolo Irpef, Iva e relative sanzioni, a seguito di accertamento induttivo del reddito, ex art. 39, comma 2 del D.P.R. n. 600/73, considerata la mancata risposta al questionario inviatole dall’Ufficio in relazione alla perdita dichiarata in tale annualità, di lire 102.000.000.

La determinazione dei maggiori ricavi veniva effettuata applicando al costo del venduto, di lire 228.400.000, il ricarico del 31%, derivato dalla media delle ultime tre dichiarazioni dei redditi della contribuente.

La CTP respingeva il ricorso della contribuente.

La CTR, al contrario, in riforma della sentenza di primo grado, annullava l’avviso di accertamento.

La Corte territoriale, in particolare, affermava che dalla documentazione acquisita risultava, da un lato la cessione dell’azienda in data 9 dicembre 1997, dall’altro che la contribuente aveva proceduto alla liquidazione della merce nel periodo compreso tra il 31 dicembre 1997 ed il 31 marzo 2008.

In conseguenza di tali circostanze, doveva dunque ritenersi che fossero venute a cadere le presunzioni poste a fondamento dell’accertamento induttivo dell’Ufficio, non potendo ritenersi applicabile all’anno in oggetto la percentuale media di ricarico praticata dall’impresa nel triennio precedente.

Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Sul punto, osservano gli Ermellini come sia principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità che l’accertamento induttivo del reddito è consentito, anche in presenza di scritture contabili formalmente corrette, qualora la contabilità possa essere considerata complessivamente inattendibile in quanto confliggente con regole fondamentali di ragionevolezza (Cass. n. 5870/2003).

In particolare, la Suprema Corte ha affermato che nell’accertamento tributario fondato sulle percentuali di ricarico della merce venduta, il ricorso al criterio della media aritmetica semplice, in luogo della media ponderale, è consentito quando risulti l’omogeneità della merce, assumendo il criterio della media aritmetica semplice, di regola, valenza meramente indiziaria. (Cass. n. 27568/13)

Da ciò discende che tale criterio, utilizzato nel caso di specie, deve ritenersi inidoneo a fondare l’accertamento presuntivo ex art. 39 del D.P.R. n. 600/73, allorquando si verifichino eventi particolarmente significativi nell’esercizio dell’impresa, quali la liquidazione dei beni e la successiva cessione dell’azienda, i quali risultano idonei a giustificare una percentuale di ricarico sensibilmente inferiore alla media.

Rientra infatti nella comune esperienza che il prezzo praticato in sede di liquidazione, comprensiva delle rimanenze di magazzino, e quindi di prodotti in buona parte già obsoleti, non corrisponde al valore di mercato, applicandosi in tal caso sconti anche rilevanti, strumentali al più celere realizzo dell’attivo aziendale.

In tale evenienza, ai fini dell’accertamento di un maggior reddito d’impresa non basta dunque il solo criterio della percentuale media, in assenza di una più dettagliata analisi dei prodotti venduti.

La particolare contingenza economica, culminata nella cessione dell’azienda, e la non contestata liquidazione delle merci, comprese le rimanenze, costituiscono invero eventi idonei ad inficiare il presupposto di attendibilità del criterio della percentuale media di ricarico, costituito dalla (tendenziale) omogeneità del dato oggetto di comparazione.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

L’applicazione dell’art. 39 del D.P.R. n. 600/1973 fa sì che gli Uffici finanziari, nell’accertamento della congruità del reddito d’impresa (dichiarato da imprenditori commercianti), ricorrano sempre più spesso a forme di accertamento induttivo che tendono a dare una importanza sempre più crescente alle percentuali medie di ricarico dei prodotti destinati alla commercializzazione.
La percentuale di ricarico è la maggiorazione che si applica al prezzo di acquisto di un bene per determinarne il prezzo di vendita e l’Amministrazione finanziaria spesso si basa su tali percentuali per determinare il reale prezzo di vendita dei beni e, dunque, il reddito effettivo.
Secondo una precedente pronuncia della Corte di Cassazione (sent. n. 673 del 16 gennaio 2015), il criterio di determinazione della percentuale di ricarico nell’accertamento induttivo dei redditi determinati in base alle scritture contabili deve avvenire secondo coerenza logica e congruità. Inoltre, la media aritmetica può essere utilizzata qualora i vari beni-merce siano tra loro omogenei, mentre la media ponderata deve essere preferita quando sussista una notevole differenza tra le tipologie e il valore dei beni-merce.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 12285/2015

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