Diritto

Accertamento conti correnti bancari: onere della prova sul contribuente

Accertamento c/c bancari: onere della prova sul contribuente
Qualora l’accertamento finanziario si fondi su verifiche di c/c bancari, l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti predetti, mentre si determina un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili, fornendo, a tal fine, una prova non generica, ma analitica, con indicazione specifica della riferibilità di ogni versamento bancario, in modo da dimostrare come ciascuna delle operazioni effettuate sia estranea a fatti imponibili

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’accertamento effettuato dall’ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto, secondo l’art. 32 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti predetti, mentre si determina un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili, fornendo, a tal fine, una prova non generica, ma analitica, con indicazione specifica della riferibilità di ogni versamento bancario, in modo da dimostrare come ciascuna delle operazioni effettuate sia estranea a fatti imponibili. Lo ha ricordato la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 2781 del 12 febbraio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Sardegna, confermando la pronuncia di primo grado, ha annullato un avviso di accertamento IRPEF avente ad oggetto ricavi non dichiarati e fondato sulla presunzione relativa alle movimentazioni bancarie di cui all’art. 32 del D.P.R. n. 600/73. La Commissione Regionale ha, inoltre, rigettato l’appello incidentale con cui la contribuente riproponeva in secondo grado l’assunto della nullità della notifica dell’avviso, in quanto effettuata a mezzo di militari della Guardia di Finanza.

Ad avviso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte territoriale avrebbe trascurato che la presunzione di cui all’art. 32 del D.P.R. n. 600/73 pone a carico del contribuente l’onere della prova liberatoria.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell’Amministrazione. Sul punto, gli Ermellini ricordano come la giurisprudenza della Suprema Corte abbia precisato come “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’art. 32, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 prevede una presunzione legale in base alla quale sia i prelevamenti che i versamenti operati su conti correnti bancari vanno imputati a ricavi e a fronte della quale il contribuente, in mancanza di espresso divieto normativo e per il principio di libertà dei mezzi di prova, può fornire la prova contraria anche attraverso presunzioni semplici, da sottoporre comunque ad attenta verifica da parte del giudice, il quale è tenuto a individuare analiticamente i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, correlando ogni indizio (purché grave, preciso e concordante) ai movimenti bancari contestati, il cui significato deve essere apprezzato nei tempi, nell’ammontare e nel contesto complessivo, senza ricorrere ad affermazioni apodittiche, generiche, sommarie o cumulative” (in questi termini Cass. 25502/11) e che “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’accertamento effettuato dall’ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto, secondo l’art. 32 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti predetti, mentre si determina un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili, fornendo, a tal fine, una prova non generica, ma analitica, con indicazione specifica della riferibilità di ogni versamento bancario, in modo da dimostrare come ciascuna delle operazioni effettuate sia estranea a fatti imponibili” (così Cass. 18081/10).

Il rispetto dei principi di diritto sopra richiamati deve dar luogo ad un’indicazione precisa e puntuale di quali siano le operazioni bancarie in relazione alle quali non operi la presunzione di esistenza di un imponibile non dichiarato, mediante l’analitica considerazione degli elementi probatori forniti dal contribuente, poiché solo in questo modo è possibile una pronuncia sulla legittimità, con riferimento all’an e al quantum, della pretesa dell’Amministrazione.

La motivazione della sentenza gravata risulta dunque inadeguata a sorreggere il decisum, perché si risolve in irrilevanti giudizi di valore sulle modalità di svolgimento dell’ispezione fiscale (“tutte le attività e tutti i movimenti dovrebbero essere stati facilmente riscontrabili atteso il dispiego di persone e mezzi messi in campo”) e sulla condotta processuale della contribuente (“Infatti la ricorrente ha cercato di fare memoria in una movimentazione bancaria risalente ad almeno 5 anni prima ed ha presentato un prospetto, certamente incompleto, ma dimostrativo di uno sforzo notevole di ricerca”), senza che venga dato alcun conto delle concrete risultanze, emergenti dalla documentazione acquisita al processo, su cui si fonda l’affermazione (che, perciò, risulta del tutto apodittica) che “la parte, con la documentazione presentata, ha giustificato la gran parte delle voci in entrata e in uscita di cui ai c/c bancari controllati”.

Infine, può ancora aggiungersi come sia irrilevante, ai fini che qui interessano, il rilievo della Commissione Tributaria Regionale che “i verificatori della G. dì F. hanno indicato essere “a favore della parte e non rilevanti ai fini del recupero a tassazione” sia gli assegni ‘a me medesimo’ come anche tante altre voci che nell’avviso di accertamento non sono state però escluse dal computo”, poiché l’opinione dei militari verbalizzanti non vincola l’Agenzia delle Entrate.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza. Il rispetto del principio di diritto sopra richiamato deve dar luogo ad un’indicazione precisa e puntuale di quali siano le operazioni bancarie in relazione alle quali non operi la presunzione di esistenza di un imponibile non dichiarato, mediante l’analitica considerazione degli elementi probatori forniti dal contribuente, poiché solo in questo modo è possibile una pronuncia sulla legittimità, con riferimento all’an e al quantum, della pretesa dell’Amministrazione.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 2781/2015

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