Diritto

Accertamento con adesione fallito: niente definizione agevolata delle sanzioni

Accertamento con adesione fallito: niente definizione agevolata delle sanzioni
Se l’accertamento con adesione fallisce, il contribuente non può recuperare lo sconto sulle sanzioni ricorrendo alla definizione agevolata

Se il tentativo di adesione all’accertamento tributario fallisce, il contribuente non può recuperare lo sconto sulle sanzioni ricorrendo alla definizione agevolata. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione nella sentenza n. 12006 depositata il 10 giugno 2015, accogliendo il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, che era risultata soccombente nei giudizi di merito.

Secondo la Corte Suprema, l’istituto della definizione agevolata delle sanzioni con il pagamento di un terzo entro i termini previsti per la presentazione del ricorso, ai sensi dell’art. 17 del decreto legislativo n. 472/1997, non può essere attivato dal contribuente che, dopo la notifica dell’accertamento, abbia presentato istanza di adesione ai sensi dell’art. 6, comma 2, del decreto legislativo n. 218/1997. L’applicazione della definizione agevolata, spiega sinteticamente la sentenza, è esclusa in quanto «in ordine alle sanzioni per le violazioni concernenti i tributi oggetto dell’adesione commesse nel periodo di imposta» vi è la specifica previsione di cui agli artt. 2, comma 5, e 15, comma 1, del decreto legislativo n. 218/97. Ha dunque errato la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, in presenza di un accertamento con adesione non andato a buon fine, a qualificare illegittima la pretesa dell’ufficio del pagamento integrale delle sanzioni «sol perché la definizione agevolata era stata richiesta entro il termine (compresa in esso la sospensione di cui all’art. 6, comma 3, del decreto legislativo n. 218/97) per proporre il ricorso».

Osservazioni
La presentazione dell’istanza di adesione preclude l’accesso alla cosiddetta acquiescenza di cui all’art. 15 del decreto legislativo n. 218/97, ma non alla definizione agevolata. Nessuna norma di legge stabilisce infatti l’inammissibilità della definizione agevolata dopo che il contribuente abbia presentato istanza di adesione all’accertamento, né vi sono, nel sistema degli istituti deflativi del contenzioso tributario, elementi che inducano a concludere, in via di interpretazione, nel senso della sentenza. Anzi. Con il decreto legislativo n. 99/2000, il termine per la definizione agevolata è stato modificato: non più il sessantesimo giorno successivo alla notifica del provvedimento, come previsto precedentemente, ma la scadenza per la presentazione del ricorso, allo scopo di consentire la sospendibilità del termine (sia per il periodo feriale, sia a seguito di presentazione di istanza di adesione), anche nell’ottica di «recuperare» la definizione agevolata in caso di fallimento dell’adesione. Anche il riferimento letterale addotto dalla Corte Suprema è tutt’altro che irresistibile: la specifica riduzione delle sanzioni ai sensi dell’art. 2, comma 5, del decreto legislativo n. 218/97, come scrive la sentenza, riguarda le violazioni relative ai tributi «oggetto dell’adesione», ma se questa non si conclude, perché le parti non si accordano, non si vede dove sia questo oggetto. Senza dire del fatto che il procedimento di adesione può prendere avvio anche a iniziativa dell’ufficio. L’ingiustificatamente rigorosa tesi sostenuta dall’ufficio piemontese e convalidata dalla Cassazione, oltretutto, danneggia la stessa Agenzia, poiché ostacola la composizione della potenziale lite in sede amministrativa e costringe i contribuenti al ricorso, anche nella prospettiva di poter ottenere per via contenziosa un’attenuazione del carico sanzionatorio attraverso gli istituti della conciliazione giudiziale e, per le cause di valore fino a 20.000 euro, della mediazione. A tale proposito, si deve infatti rammentare che, secondo la circolare n. 291/1996, la conciliazione giudiziale è ammissibile anche nel caso in cui il contribuente accetti integralmente la pretesa formulata dall’ufficio nell’accertamento, al solo scopo di fruire della riduzione delle sanzioni ai sensi dell’art. 48 del decreto legislativo n. 546/92.

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