Diritto

Accertamento anticipato: al fisco la prova che non ci sia stata inerzia o negligenza

Accertamento anticipato: al fisco la prova che non ci sia stata inerzia o negligenza
In caso di accertamento emesso prima dello scadere dei 60 giorni dal PVC, spetta al fisco dimostrare che l’inosservanza del termine dilatorio non sia dovuta a inerzia o negligenza, ma ad altre circostanze che abbiano ritardato incolpevolmente l’accertamento o abbiano reso difficoltoso con il passare del tempo il pagamento del tributo (ad esempio, reiterate condotte penali del contribuente o partecipazione a frodi fiscali oppure grave stato d’insolvenza in cui versa il contribuente). In assenza di tali dimostrazioni l’atto impositivo emesso è illegittimo

In caso di accertamento emesso prima dello scadere dei 60 giorni dal PVC, spetta al fisco dimostrare che l’inosservanza del termine dilatorio non sia dovuta a inerzia o negligenza, ma ad altre circostanze che abbiano ritardato incolpevolmente l’accertamento o abbiano reso difficoltoso con il passare del tempo il pagamento del tributo (ad esempio, reiterate condotte penali del contribuente o partecipazione a frodi fiscali oppure grave stato d’insolvenza in cui versa il contribuente). In assenza di tali dimostrazioni l’atto impositivo emesso è illegittimo. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 24316 del 14 novembre 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Sicilia ha rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di una società, confermando l’annullamento dell’avviso di accertamento, attesa, tra l’altro, la mancata osservanza del termine dilatorio di cui all’art. 12, comma 7, dello Statuto del contribuente, rispetto al presupposto processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza (l’Agenzia, infatti, aveva emanato l’atto impositivo prima della scadenza del termine dei 60 giorni dal rilascio della copia del PVC).

Ad avviso del Fisco, il mancato rispetto del termine dilatorio di sessanta giorni per la notifica dell’avviso di accertamento, decorrente dal rilascio al contribuente del processo verbale di chiusura delle operazioni, non comporterebbe alcuna nullità.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. In particolare, ricordano gli Ermellini che «In tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’art. 12, comma 7, della legge 27 luglio 2000, n. 212 deve essere interpretato nel senso che l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento – termine decorrente dal rilascio al contribuente, nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un’ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni – determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, l’illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus, poiché detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva. Il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciazione nell’atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l’emissione anticipata, bensì nell’effettiva assenza di detto requisito (esonerativo dall’osservanza del termine), la cui ricorrenza, nella concreta fattispecie e all’epoca di tale emissione, deve essere provata dall’ufficio» (Sez. U, sentenza n. 18184 del 29 luglio 2013).

Spetta, dunque, al Fisco allegare e dimostrare che l’inosservanza del termine dilatorio non sia dovuta a inerzia o negligenza, ma ad altre circostanze che abbiano ritardato incolpevolmente l’accertamento ovvero abbiano reso difficoltoso con il passare del tempo il pagamento del tributo e necessario procedere senza il rispetto del termine, come ad esempio nell’ipotesi di reiterate condotte penali tributarie dei contribuente o di partecipazione a una frode fiscale (Sez. V, sentenza n. 2587 del 5 febbraio 2014) oppure nel caso in cui il contribuente versi in un grave stato d’insolvenza (Sez. V, sentenza n. 9424 del 30 aprile 2014), mentre la generica eventualità di evitare una decadenza non integra di per sé la ragione d’urgenza contemplata dal citato comma 7 dell’art. 12 (Sez. V, sentenza n. 7315 del 28 marzo 2014).
Da qui il rigetto del ricorso dell’amministrazione e la conferma dell’illegittimità dell’avviso di accertamento.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 24316/2014

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