Diritto

Accertamenti sul c/c bancario: l’onere della prova grava sul contribuente

Accertamenti sul c/c bancario: l'onere della prova grava sul contribuente
Quando l’accertamento effettuato dall’ufficio si fonda su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti, mentre si determina un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente

Quando l’accertamento effettuato dall’ufficio si fonda su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti, mentre si determina un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente: questi deve dimostrare che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili, fornendo, a tal fine, una prova non generica, ma analitica, con indicazione specifica della riferibilità di ogni versamento bancario, in modo da dimostrare come ciascuna delle operazioni effettuate sia estranea a fatti imponibili. E’ quanto deciso dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9731 del 6 maggio 2014.

IL FATTO

Il caso trae origine dal contenzioso instaurato da un contribuente nei confronti dell’Agenzia delle Entrate; in particolare, la sentenza della CTR accoglieva parzialmente l’appello contro la decisione della CTP, avente ad oggetto l’opposizione inerente all’avviso di accertamento, relativamente a IRPEF, IRAP ed IVA per l’anno d’imposta 2003. Si trattava di attività d’impresa, concernente la commercializzazione all’ingrosso di frutta e verdura, tra cui grosse partite di agrumi, come rilevato dalla Guardia di Finanza in sede di verifica.

Nello specifico, l’Agenzia delle Entrate decideva di proporre ricorso per cassazione, sostenendo che il secondo giudice non aveva considerato che alcuna prova era stata fornita dalla contribuente circa la pretesa sussistenza dei costi, a fronte invece delle presunzioni attinenti alla movimentazione bancaria sul conto corrente, per le quali i versamenti e i prelevamenti comportavano la sussistenza di ricavi in nero, perché non contabilizzati, senza che il contribuente avesse dimostrato che essi avessero scontato le imposte, ovvero fossero esenti, non essendo stati contabilizzati.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia, affermando l’importante principio di cui in massima, che si inserisce in un tradizionale quanto consolidato orientamento giurisprudenziale, il quale ritiene che la presunzione legale (ricavabile dall’art. 32, comma 1, n. 2, D.P.R. n. 600/1973), per cui i movimenti di dare ed avere (versamenti e prelevamenti) risultanti da un conto corrente bancario rilevano ai fini dell’accertamento dell’imponibile, salva la prova contraria, non è subordinata all’esperimento della procedura stabilita dalla stessa norma per l’acquisizione dei dati bancari, in considerazione della natura facoltativa della procedura stessa – costituente uno dei modi con cui gli uffici finanziari “possono” acquisire gli elementi utili per l’accertamento dei redditi – e della possibilità (prevista dal successivo art. 39, primo comma,, lett. c), che l’incompletezza, la falsità o l’inesattezza dei dati indicati nella dichiarazione dei redditi risulti anche da atti e documenti legittimamente in possesso dell’ufficio.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza, in quanto, secondo il principio affermato dalla Cassazione, in sostanza, la presunzione legale vincola l’Ufficio tributario ad assumere per certo che i movimenti bancari effettuati sui conti correnti intestati al contribuente siano a lui imputabili, senza che risulti necessario procedere all’analisi delle singole operazioni, la quale è posta a carico del contribuente, in virtù dell’inversione dell’onere della prova.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 9731/2014

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *