Diritto

Accertamenti, il messo comunale «paga» per la consegna fuori tempo massimo

Accertamenti, il messo comunale «paga» per la consegna fuori tempo massimo
Il messo comunale che, colpevolmente, notifica un accertamento oltre il termine di decadenza, risponde per il danno erariale derivante dalle mancate entrate fiscali. Tale danno corrisponde esattamente alle somme che la Pubblica Amministrazione non ha potuto incassare

Il messo comunale che, colpevolmente, notifica un accertamento oltre il termine di decadenza, risponde per il danno erariale derivante dalle mancate entrate fiscali. Tale danno corrisponde esattamente alle somme che la Pubblica Amministrazione non ha potuto incassare.

A stabilirlo è la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Lombardia, con la sentenza n. 217 del 9 settembre 2013.

IL CASO

La vicenda oggetto della sentenza riguardava un agente della Polizia locale che, nella sua funzione di messo comunale, aveva notificato al destinatario due avvisi di accertamento in rettifica dell’Ici per gli anni 2004 e 2005. Gli atti in questione erano stati consegnati al messo nel novembre 2010 per la notifica, ma la stessa era avvenuta solo nel gennaio 2011, ben oltre il termine di decadenza per l’adempimento (31 dicembre 2010).
Il destinatario dei due avvisi presentava istanza per l’annullamento degli atti al Comune, il quale vi provvedeva in autotutela per evitare un procedimento giudiziale di opposizione che lo avrebbe visto soccombente, con aggravio di spese. Di conseguenza la Procura regionale ha richiesto al messo a titolo di risarcimento danni oltre 9mila euro, pari alle somme richieste con i due avvisi di accertamento.
L’agente si è difeso rilevando di non aver mai partecipato, dalla data della sua nomina a messo comunale notificatore (2008), al corso obbligatorio di formazione e di qualificazione che avrebbe dovuto fornirlo delle necessarie competenze tecniche. Inoltre opponeva che viste le numerose incombenze assegnategli, poteva al massimo ravvisarsi l’elemento psicologico della sola colpa lieve.
Questo perché l’articolo 1 della legge n. 20/1994 prevede che la responsabilità per danno erariale sia ravvisabile solo per fatti ed omissioni commessi con dolo o con colpa grave (ferma restando l’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali).

LA DECISIONE

La Corte dei Conti ha però ravvisato nel caso in esame tutti gli elementi tipici della responsabilità amministrativa: un danno patrimoniale, economicamente valutabile, arrecato alla Pubblica Amministrazione, il nesso di causalità tra il predetto comportamento e l’evento dannoso, la sussistenza di un rapporto di servizio tra autore del danno ed ente che lo ha subito, la condotta connotata da colpa grave o dolo.
Appariva infatti incontestabile che il ritardo nella notifica avesse comportato che le imposte a titolo di Ici non potessero più essere riscosse, con conseguente mancato introito per il Comune.
Allo stesso modo la notifica doveva essere effettuata dal convenuto «con particolare sollecitudine in ragione del fatto che il messo è tenuto, in base alle specifiche prescrizioni normative disciplinanti le modalità di espletamento delle mansioni, ad operare le notificazioni senza indugio». Dunque il messo, pur trovandosi nelle condizioni di agire correttamente, «ha, per grave negligenza, ritardato l’adempimento di obblighi di ufficio».

IL PRECEDENTE

Alle stesse conclusioni era arrivata, per esempio, anche la Corte dei Conti, Sezioni riunite, nella risalente sentenza n. 549/1987. Il caso era analogo a quello sopra descritto, ma in tale occasione i giudici specificarono che il convenuto aveva la possibilità di dedurre e provare, nei limiti e con poteri del contribuente, l’inesistenza dei presupposti di fatto e di diritto dell’obbligazione tributaria, ovvero il minore ammontare della medesima: in tale caso non sarebbe stato ravvisabile un danno erariale. Una volta accertata la responsabilità del messo la Corte dei Conti, in base al fatto che il medesimo svolgeva anche molteplici attività connesse alle funzioni di agente di polizia municipale, ha ridotto a 6mila euro la somma da corrispondere a titolo di danno erariale.

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