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Accertamenti fiscali anticipati per concentrarsi sulla Voluntary disclosure

Accertamenti fiscali anticipati per concentrarsi sulla Voluntary disclosure
L’Agenzia accelera sulle verifiche 2010 per concentrare gli sforzi sul rimpatrio capitali. Chiusura a giugno. Poi tutti al lavoro sulla disclosure

Il fisco gioca d’anticipo sugli accertamenti fiscali sull’anno di imposta 2010. Ci sarebbe in teoria tempo fino a dicembre, ma quest’anno l’ordine è di chiudere tutto entro giugno. Il motivo? Dopo, bisognerà concentrare gli sforzi sulla voluntary disclosure.

È questo l’input che è arrivato con una nota interna presso gli uffici locali dell’Agenzia delle Entrate. Quest’anno, diversamente dagli altri, non c’è stato il solito memorandum per la chiusura degli accertamenti in corso, che guarda agli obiettivi di budget assegnati ai singoli uffici. È stata assegnata, invece, una dead line – giugno appunto – in cui chiudere l’anno di imposta che al 31 dicembre 2015 cadrebbe in prescrizione, vanificando così l’azione accertatrice dell’Amministrazione finanziaria.

L’accelerazione delle verifiche di ben sei mesi, rispetto ai soliti tempi, è da leggere proprio in chiave voluntary disclosure, la procedura per la riemersione dei capitali illegalmente detenuti all’estero che chiude la sua finestra a settembre (salvo proroghe). Questo vuol dire che i vertici dell’Agenzia, guidata da Rossella Orlandi, stanno già organizzando le forze per lo smaltimento delle istanze.

Chiusura degli accertamenti ordinari, dunque, non più entro il termine naturale di conclusione e cioè dicembre (più precisamente, salvo raddoppio dei termini, atti notificati entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata inviata la dichiarazione, o entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata, pena la decadenza) ma con un anticipo di circa sei mesi per poi poter concentrare tutti sul lavoro di smaltimento pratiche della collaborazione volontaria, da settembre in avanti.

Inoltre l’Agenzia sta notificando gli accertamenti sia per le persone fisiche sia per le società di piccole dimensioni sia per le società di medie dimensioni. Ciò potrebbe voler dire che l’Agenzia vuole usare tutti i funzionari a disposizione a prescindere dai vari comparti di specializzazioni. Quindi la voluntary disclosure non la faranno solo i funzionari specializzati in persone fisiche ma anche quelli specializzati in società.

La voluntary disclosure, come detto in precedenza, è la possibilità di un armistizio fiscale con l’Agenzia delle Entrate facendo emergere i capitali illegalmente detenuti all’estero attraverso una confessione di tutte le evidenze, il pagamento delle sanzioni scontate e di tutte le tasse dovute. La procedura al momento è in una fase di apparente stand-by.

I professionisti e di riflesso i clienti stanno aspettando di vedere pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo sulla certezza del diritto, approvato in Consiglio dei Ministri il 21 aprile scorso, che rivede la disciplina del raddoppio dei termini in materia penale tributaria.
Fintanto che il decreto non approderà in Gazzetta Ufficiale, le posizioni da regolarizzare più delicate, quelle appunto che, con il superamento delle soglie tributarie, ricadono nella disciplina penale, con il conseguente raddoppio dei termini da prendere in considerazione ai fini dei calcoli dell’emersione, sono per il momento congelate sulle scrivanie dei professionisti. Una volta completato il quadro normativo di riferimento, le istanze saranno recapitate alle direzioni provinciali delle Entrate.
Il parametro temporale di cui tenere conto non è un dettaglio da poco, facendo variare – e di molto – lo scenario della voluntary disclosure, sia in termini economici sia in termini di informazioni da condividere con il fisco. E nel frattempo è in fase di ultimazione la seconda circolare dell’Agenzia delle Entrate, proprio sulle questioni ancora rimaste aperte in tema di voluntary disclosure.

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