Diritto

Abuso di diritto valevole per ogni tassa

Abuso di diritto valevole per ogni tassa
Il divieto di abuso di diritto è applicabile a tutti i tributi, compresa l’imposta di registro

Il divieto di abuso di diritto, principio immanente all’ordinamento giuridico in quanto derivante dai principi costituzionali di capacità contributiva e di progressività dell’imposizione, è applicabile a tutti i tributi, compresa l’imposta di registro. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 6718 del 2 aprile 2015, in relazione a un accertamento con il quale l’ufficio fiscale, invocando appunto il principio del divieto dell’abuso di diritto, aveva rideterminato la base imponibile di un atto di cessione d’azienda negando una passività contabile assai sospetta. La sentenza ribadisce quindi con chiarezza esemplare quanto già riconosciuto dalla Corte Suprema nella sentenza n. 12042/2009.

Va evidenziato anzitutto che, come osserva la Corte, secondo la più recente giurisprudenza di legittimità, l’art. 20 del D.P.R. n. 131/86, che impone di applicare l’imposta di registro secondo l’intrinseca natura degli atti, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente, non esprime una clausola anti-elusiva generale, limitandosi ad affermare la prevalenza della sostanza sulla forma. La disposizione non potrebbe quindi essere utilizzata in una situazione quale quella di specie, in cui non vi era divergenza tra la forma dell’atto e la sua natura, bensì, ad avviso dell’Amministrazione finanziaria, una indebita riduzione della base imponibile, desunta dagli elementi oggettivi e soggettivi dell’operazione.

In questa situazione, quindi, soccorre il principio del divieto dell’abuso di diritto, che, seppure non (ancora) codificato nell’ordinamento interno, salvo che per i tributi armonizzati a livello comunitario, nel cui ambito è stato statuito dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue, in virtù della sua derivazione costituzionale, è comunque applicabile e quindi consente, nella fattispecie, di disconoscere la computabilità di una posta passiva che si presume essere stata appostata artificiosamente, per abbattere il valore dell’azienda ceduta. Donde l’accoglimento del ricorso dell’Agenzia delle Entrate, con conseguente cassazione della pronuncia impugnata e rinvio alla Ctr dell’Emilia Romagna per un nuovo esame. A margine della sentenza, si deve ricordare che l’applicabilità del divieto di abuso anche ai tributi indiretti diversi dall’Iva è stata sostenuta dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 234/2009, in relazione all’imposta di successione e donazione.

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