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Abuso del diritto: nuove regole inapplicabili ai diritti doganali

Abuso del diritto: nuove regole inapplicabili ai diritti doganali
Le novità introdotte dal decreto sulla certezza del diritto riferite agli interpelli sulla configurabilità dell’abuso del diritto, nonché l’obbligo del contradditorio preventivo con il contribuente prima dell’emanazione dell’atto impositivo con il quale si contesta l’eventuale abuso, non si applicano per gli accertamenti e i controlli aventi ad oggetto i diritti doganali

Con la nota n. 96267 /R.U del 24 settembre 2015, l’Agenzia delle Dogane chiarisce che le novità introdotte dal D.Lgs. n. 128/2015 sulla certezza del diritto, relative agli interpelli sulla configurabilità dell’abuso del diritto, nonché all’obbligo del contradditorio preventivo, non si applicano per gli accertamenti e i controlli aventi ad oggetto i diritti doganali.

In particolare, con l’art. 1, comma 1, del Decreto Legislativo 5 agosto 2015, n. 128 è stata apportata una modifica alla legge n. 212/2000 “Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente”, mediante l’introduzione di un articolo 10-bis che disciplina l’abuso del diritto o elusione fiscale.
Al comma 1 del nuovo art. 10-bis viene identificata la condotta abusiva quale “una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti” .
Il comma 2 provvede a chiarire quali debbano considerarsi “operazioni prive di sostanza economica” (lettera a) e “vantaggi fiscali indebiti” (lettera b) ai fini applicativi del precedente comma 1.
Al comma 3 la norma precisa, poi, quali operazioni non possono, in ogni caso, essere considerate abusive e precisamente quelle operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali, non marginali, anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa ovvero dell’attività professionale del contribuente.
Il comma 4 mantiene ferma la libertà di scelta del contribuente tra i regimi opzionali diversi offerti dalla legge e le operazioni comportanti un diverso carico fiscale.
I commi da 5 a 11 del nuovo art. 10-bis prevedono la possibilità per il contribuente di proporre interpello all’Amministrazione finanziaria, secondo la procedura e gli effetti di cui all’art. 11 della citata legge n. 212/2000, al fine di conoscere se le operazioni che intende realizzare o che siano realizzate, costituiscano fattispecie di abuso del diritto, nonché l’obbligo del contraddittorio preventivo con il contribuente prima dell’emanazione dell’atto impositivo con il quale si contesta l’eventuale abuso del diritto. Viene stabilito, inoltre, che l’Amministrazione, nella motivazione dell’atto di accertamento, debba fornire una formale e puntuale individuazione della condotta abusiva, a pena di nullità dell’atto di accertamento stesso.
Il successivo comma 13 del nuovo art. 10-bis prevede, infine, che le operazioni abusive non danno luogo a fatti punibili ai sensi delle leggi penali tributarie, restando ferma, comunque, l’applicazione delle sanzioni amministrative tributarie.

Come, tuttavia, espressamente previsto nel comma 4 dell’art. 1 del Decreto Legislativo n. 128/2015, le disposizioni recate nei suddetti commi da 5 a 11 dell’art. 10-bis non trovano applicazione per gli accertamenti e per i controlli aventi ad oggetto i diritti doganali, i quali restano disciplinati dalle previsioni contenute negli artt. 8 e 11 del D.Lgs. n. 374/1990, nonché dalla normativa doganale dell’Unione Europea.

Il successivo comma 5 stabilisce che le disposizioni del nuovo art. 10-bis della legge n. 212/2000 hanno efficacia a decorrere dal 1° ottobre 2015 (primo giorno del mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto legislativo stesso) e si applicano anche alle operazioni poste in essere in data anteriore alla loro efficacia per le quali, alla stessa data, non sia stato notificato il relativo atto impositivo.

Agenzia delle Dogane – Prot. 96267/R.U.
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