Diritto

Abuso del diritto: non si genera con il solo vantaggio fiscale

Abuso del diritto: non si genera con il solo vantaggio fiscale
La mera astratta configurabilità di un “vantaggio fiscale indebito” non è sufficiente ad integrare la fattispecie abusiva, essendo richiesto l’accertamento del carattere recessivo della volontà diretta alla produzione degli effetti giuridici conformi alla causa astratta ovvero concreta dello schema negoziale utilizzato dalle parti, rispetto alla effettiva volontà del contribuente-contraente di conseguire, in via prevalente, il risultato fiscale ulteriore

La mera astratta configurabilità di un “vantaggio fiscale indebito” non è sufficiente ad integrare la fattispecie abusiva, essendo richiesto l’accertamento del carattere recessivo della volontà diretta alla produzione degli effetti giuridici conformi alla causa astratta ovvero concreta dello schema negoziale utilizzato dalle parti, rispetto alla effettiva volontà del contribuente-contraente di conseguire, in via prevalente, il risultato fiscale ulteriore. Con la sentenza n. 25758 del 5 dicembre 2014, la Corte di Cassazione dà un giro di vite all’abuso del diritto.

IL FATTO
Il caso trae origine da un avviso di accertamento relativo ad un contratto di sale & lease back stipulato da un’impresa nel 2001. In particolare, la CTR riteneva raggiunta la prova della condotta elusiva sulla base di tre elementi:

  • un’indiscussa solidità finanziaria della società che non giustificava l’operazione di cessione del bene immobile contestualmente retrocesso in locazione finanziaria per acquisire liquidità;
  • l’importo del canone iniziale particolarmente elevato rispetto alla breve durata del contratto;
  • la documentazione della società attraverso la quale era facile notare, oltre al benessere economico dell’impresa, che l’operazione di leasing finanziario veniva effettuata esclusivamente per motivi fiscali.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso proposto dalla società. In particolare, gli Ermellini specificano che l’ottima situazione economica patrimoniale e finanziaria di una società non impedisce per ciò stesso alla stessa di attingere al credito al fine di procurarsi liquidità non necessariamente da destinare ad investimenti produttivi, ma anche soltanto per riorganizzare la propria esposizione debitoria verso i fornitori e rinegoziare le passività verso la banca finanziatrice, motivo per cui “l’assenza di attuali esigenze di liquidità si risolve dunque in un indizio meramente generico e non espressivo ex se di un’anomala condotta imprenditoriale”.

Inoltre, con riferimento all’unico obiettivo, a dire della CTR, per cui è stato utilizzato lo strumento del leasing finanziario, ovvero “esclusivamente per motivi fiscali”, la Corte precisa che “il soggetto passivo, stante la libertà di negoziazione imprenditoriale, ha diritto di scegliere la forma di conduzione degli affari che gli permette di limitare la sua contribuzione fiscale”; “l’operazione effettuata, in quanto volta a modificare la situazione proprietaria del bene immobile ed a procurarsi un nuovo finanziamento, non può perciò stesso ritenersi abusiva, atteso che il regime fiscale applicabile, concernente la anticipata deducibilità del componente negativo di reddito (canoni di leasing) costituisce la naturale conseguenza del fenomeno economico-giuridico che le parti hanno voluto realizzare, per cui all’effetto traslativo del diritto di proprietà sul bene immobile ed alla concessione in locazione del medesimo bene corrispondono differenti regimi fiscali in ordine alla deducibilità dei costi.”

Per quanto riguarda, poi, il punto relativo alla maxi rata iniziale, tale pattuizione rientra nella libera determinazione negoziale delle parti e nella valutazione della convenienza economica dell’affare in relazione al costo di accesso al finanziamento offerto sul mercato dalle società di leasing; questo in quanto la libertà concessa alle imprese ex art. 41 della Costituzione, “non solo non è – né potrebbe essere – disconosciuta dall’ordinamento tributario, ma trova invece diretto riscontro nel fatto che il Legislatore, accanto alla disciplina ordinaria dell’ammortamento del costo degli immobili strumentali, ha espressamente considerato anche l’ipotesi alternativa della deduzione dei costi di finanziamento diretti all’acquisto del bene immobile strumentale ovvero dei canoni di leasing, considerando tendenzialmente equivalente l’incidenza sul reddito d’impresa della spesa sostenuta dal proprietario del bene e dell’utilizzatore del bene in leasing”.

Pertanto, se l’opzione tra una scelta imprenditoriale o un’altra rientra nel libero esercizio dell’attività economica dell’impresa, non sussiste alcun uso distorto degli strumenti negoziali, sintomatico di una condotta abusiva.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 25758/2014

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