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L’abolizione dell’Imu? La pagheremo come al solito alla pompa di benzina

L'abolizione dell'Imu? La pagheremo come al solito alla pompa di benzina
Il carburante è oramai un vero e proprio bancomat del Fisco. Accise in salita per benzina e gasolio

Mentre in vista delle elezioni Europee riparte la rumba dei progetti su come intervenire per alleggerire il carico fiscale, il Ministero delle Finanze ha la necessità di trovare subito i soldi a copertura dell’ormai famigerata cancellazione della seconda rata Imu. Il tesoretto “di salvaguardia” è già stato individuato. Vale almeno 671,1 milioni di euro per il 2015 e 17, 8 milioni per l’anno successivo. Non sarà né il frutto della riduzione della spesa pubblica, o della razionalizzazione della macchina dello Stato, oppure dei tagli agli emolumenti della classe politica. Non verrà né dall’abolizione delle province, né dalla lotta all’evasione fiscale, bensì (ancora una volta) dalle tasse sul carburante. L’aumento dovrà coprire quel che non si riuscirà altrimenti a ricavare per abolire, o almeno ridimensionare, la seconda rata dell’Imu sulle prime case.

“Benzina bancomat del Fisco”. L’aumento di cui si parla non riguarda tutti i prodotti energetici (come prevedeva in origine il decreto Imu2), ma solamente i carburanti che si usano per l’autotrazione. “Il solito bancomat carburanti” commenta l’Unione Petrolifera, che ha scritto una vibrata lettera di protesta al Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni.
L’unica flebile consolazione consiste nel fatto che la clausola di salvaguardia varata con il decreto del 30 novembre 2013 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 dicembre, scatterà non già ad inizio 2014 come si temeva, bensì dal primo gennaio 2015 e verrà mantenuta (intanto, salvo ulteriori proroghe in corso d’opera) fino al 15 febbraio 2016.
Ad alimentare i mugugni, non solo delle categorie più colpite ma anche dei migliori analisti, basta allargare la visuale all’intero stillicidio di aumenti delle accise sui carburanti, quelli varati ora ma anche quelli già in corso di attivazione. Ed ecco, per i più disattenti, la scoperta: per carburanti e lubrificanti, già tartassati da un effetto sanguisuga che pare inarrestabile, la raffica di aumenti non aspetterà gli esiti differiti dell’ultimo decreto. Tanto per citarne una: mancano all’appello 645 milioni di euro a causa dei mancati incassi sulla sanatoria delle slot-machine a cui si sommano le risorse necessarie per la restituzione di parte dei crediti da parte della Pubblica Amministrazione.

Le tappe. Tuttavia inizieremo a pagare da subito, giacchè a inizio gennaio 2014 le accise su carburanti e lubrificanti saranno aumentate di 0,4 centesimi al litro causato dalla credit tax cinema, mentre i due anni successivi saranno caratterizzati da un rincaro di ben due centesimi al litro (a consumi costanti), con un ulteriore traino all’insù se dovesse proseguire la caduta complessiva del carburante venduto in Italia. Poi ancora, per il 2017 e 2018, l’ulteriore scatto (indipendente dalla possibilità che si proroghi ulteriormente quello anti-Imu) già previsto dall’ultimo D.D.L. Stabilità per oltre 200 milioni di euro il primo anno e quasi 200 per il secondo, come fanno osservare gli analisti di Quotidiano Energia.

Promesse disattese. Se poi parliamo del complesso delle spese energetiche dei cittadini, e non ci fermiamo solo ai carburanti, emerge una considerazione davvero amara: da una parte la sicura certezza dell’aumento delle accise come doloroso serbatoio di compensazione per altri tagli fiscali, dall’altra la promessa di attenuare le spese energetiche delle famiglie delle imprese attenuando appunto la mannaia fiscale e parafiscale sulle bollette, mettendo in atto parallelamente quella riforma-razionalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti che promette di eliminare il sovrapprezzo che paghiamo rispetto al resto dell’Europa su questo versante.
Bene, anzi male. Perché l’aumento delle accise è una certezza, frutto di una minuziosa programmazione. Mentre il piano Zanonato per attenuare le bollette elettriche e il nuovo piano annunciato dal Governo per incentivare la razionalizzazione della rete carburanti sono ancora nell’etereo libro delle intenzioni.

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