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ABI, prestiti a famiglie e imprese al minimo storico: -4% in un anno, il peggiore dato storico dal 1999

ABI, prestiti a famiglie e imprese al minimo storico: -4% in un anno, il peggiore dato storico dal 1999
L’ABI ha rilevato un continuo calo della cessione dei prestiti personali a famiglie e imprese. Sono sempre più un rischio per le banche che quindi non li concedono. Per l’Associazione Bancaria Italiana i finanziamenti a novembre sono arrivati al livello più basso da giugno 1999. I prestiti ammontano a 1.420 miliardi. Aumentano i fallimenti delle aziende

Secondo il rapporto ABI (Associazione Bancaria Italiana) relativo a dati di novembre 2013, si è registrato un ulteriore calo dei prestiti bancari a famiglie e imprese: -4% (il mese prima, ottobre, era del -3,7%). Si tratta del peggior dato dal giugno 1999.

17 mesi di calo. I prestiti bancari continuano a diminuire costantemente da 17 mesi, a partire da luglio 2012, e i dati rimangono costantemente superiori ai livelli pre-crisi. L’andamento, sottolinea l’associazione bancaria, “risente del persistere della negativa evoluzione delle principali grandezze macroeconomiche (Pil e investimenti)“. Secondo l’ABI il totale dei prestiti all’economia a novembre è salito a 1.851 miliardi, mentre nel 2007, l’anno di inizio della crisi era di 1.673 miliardi. I prestiti a famiglie e imprese sono aumentati da 1.279 a 1.426 miliardi. Secondo l’ABI, sono invece cresciuti i depositi bancari, e sono saliti a +5,7% nel mese di novembre, con 1.216 miliardi (a ottobre erano al +5,1%). Scendono le obbligazioni bancarie, ma meno che nel mese di ottobre: a novembre si è registrato il -9,3%, con 519 miliardi di euro.

In aumento i fallimenti delle imprese. Crescono i fallimenti nei primi 9 mesi del 2012. Tra gennaio e settembre, riferisce il Bollettino dell’ABI, sono 9.902 i crack registrati dal Cerved, in crescita del 12% su base annua e del 9% rispetto al secondo trimestre. L’aumento dei fallimenti, spiega Palazzo Altieri, è un fenomeno diffuso anche dal punto di vista geografico, con tassi di variazione più alti di quelli dello scorso anno. In particolare, va segnalata la situazione del Nord Est, che dopo aver registrato una diminuzione delle procedure fallimentari nei primi tre trimestri del 2012, ha manifestato nel 2013 un aumento del 18%; situazione simile anche al Sud e nelle Isole, area in cui il lieve aumento del 2012 è stato seguito da un incremento del 12% registrato nei primi nove mesi dell’anno. Continua il peggioramento nel Nord Ovest e nel Centro, con aumenti dell’8,9% e del 12%.

Sofferenze a 147 miliardi . Aumenta ancora la rischiosità dei prestiti per le banche, con le sofferenze lorde che volano verso quota 150 miliardi di euro. Le sofferenze bancarie al lordo sono i rapporti con soggetti insolventi, a prescindere dalle eventuali garanzie che li assistono e al lordo delle svalutazioni dei passaggi a perdita. Secondo il rapporto mensile dell’ABI, “a seguito del perdurare della crisi e dei suoi effetti, la rischiosità dei prestiti in Italia è ulteriormente cresciuta“. A ottobre le sofferenze nette sono state pari a 77,4 miliardi, le lorde a 147,3 miliardi (contro i 144,5 miliardi di settembre).

Tassi di finanziamento. L’ABI rileva che i tassi di interesse sui finanziamenti sono in realtà a livelli storicamente bassi. Il tasso medio per le nuove operazioni alle imprese è al 3,48% (a fine 2007 era al 5,48%), mentre il tasso sulle nuove operazioni per acquisti di abitazioni a privati è al 3,57% (nel 2007 era al 5,72%): tuttavia c’è un forte divario rispetto all’eurozona. Calcolando ad esempio i tassi medi sui nuovi prestiti fino ad un milione di euro alle piccole e medie imprese, l’ABI rileva tassi del 4,33%, un ulteriore +0,66% rispetto agli altri paesi dell’Eurozona.

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