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80 euro in più in busta paga e detrazione per coniuge a carico: le possibili novità

80 euro in più in busta paga e detrazione per coniuge a carico: le possibili novità
Il Governo Renzi ha confermato l’intenzione di erogare un bonus di 80 euro in più nella busta paga di maggio 2014, destinato ai lavoratori con un reddito da lavoro fino a 25.000 euro (1.500 euro netti). Il bonus Irpef arriverà probabilmente attraverso un aumento della detrazione fiscale per lavoro dipendente. E dovrebbe riguardare anche gli incapienti. Dubbi, e possibili proteste dei lavoratori, sull’operato del Consiglio dei Ministri, potrebbero arrivare però dalla cancellazione della detrazione per coniuge a carico (moglie o marito)

La novità fiscale più volte annunciata dal Governo Renzi è il bonus di 80 euro riconosciuto in busta paga a partire da maggio ai lavoratori in possesso di un reddito medio basso, battezzato “quattordicesima degli italiani”. Si dovrebbe trattare di una modifica in aumento alle detrazioni fiscali per lavoro dipendente. Ma dal Consiglio dei Ministri del 18 aprile potrebbe arrivare anche un’altra novità: la cancellazione della detrazione per coniuge a carico. E molti contribuenti, quelli con un mono reddito, potrebbero passare da un incasso di 80 euro alla perdita della detrazione fiscale per la moglie a carico (o il marito, ovviamente). Cerchiamo di capire nel dettaglio le possibili due misure.

Il bonus di 80 euro in busta paga è sostanzialmente definitivo, nel senso che verrà concesso. Elementi di criticità arrivano dai tempi stretti, visto che l’intenzione del Governo è quella di consentire l’incasso ai lavoratori dipendenti a partire dalla busta paga di maggio 2014, che normalmente viene prodotta e pagata dalle aziende nei primi 15 giorni del mese successivo, quindi entro il 15 giugno 2014. La misura non dovrebbe riguardare i pensionati.

Vediamo ora le intenzioni del Governo nel dettaglio sia sul bonus di 80 euro che sulla detrazione fiscale per coniuge a carico.

Bonus Irpef di 80 euro in busta paga nelle detrazioni per lavoro dipendente

Il bonus di 80 euro in più in busta paga dovrebbe consistere tecnicamente in un aumento della detrazione fiscale per lavoro dipendente, attraverso una revisione dei moltiplicatori che calcolano la detrazione in base al reddito percepito dal lavoratore in busta paga mensile e annualmente (in tutte le buste paga, reddito previsionale annuo). La detrazione fiscale era già stata oggetto di alcune modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità 2014.

A chi spetta il bonus di 80 euro in busta paga. Il premier Renzi nella conferenza stampa del Def, il Documento di programmazione economica finanziaria, ha confermato quanto già preannunciato in occasione delle misure per il lavoro del Jobs Act. Il bonus spetta a coloro che hanno fino a 1.500 euro netti in busta paga. Tradotto in termini di imponibile lordo fiscale, significa che il bonus spetta ai lavoratori che hanno un reddito fino a 25.000 euro annuali. Si tratta di quasi 15 milioni di lavoratori. Quindi la platea ammessa a questa agevolazione fiscale è importante.

E l’obiettivo dichiarato dal Presidente del Consiglio Renzi è quello di rimettere in moto i consumi delle famiglie italiane, consentendo una capacità di spesa di 80 euro a molti italiani. Ma come vedremo, tale beneficio a maggio potrebbe essere condizionato in negativo dalla cancellazione della detrazione per moglie a carico.

Dove è indicata in busta paga la detrazione per lavoro dipendente. La detrazione che spetta ad ogni lavoratore può essere individuata nella parte bassa del cedolino, dove vi sono le detrazioni, l’imponibile fiscale e le trattenute Irpef, che dipendono dalle detrazioni stesse. Dall’imposta lorda, indicata in cedolino e calcolata sull’imponibile fiscale (anch’esso indicato nella busta paga), vengono sottratte le detrazioni e, sempre nel cedolino paga, è indicata l’imposta Irpef netta realmente pagata dopo aver sottratto appunto le detrazioni fiscali. Tra le detrazioni fiscali c’è quella per lavoro dipendente, poi le detrazioni per familiari a carico, ossia coniuge a carico (moglie o marito) e figli a carico. Il bonus di 80 euro dovrebbe arrivare dall’aumento della detrazione fiscale per lavoro dipendente. Quindi ogni contribuente può controllare in busta paga l’entità delle detrazioni fiscali già percepite mensilmente. E individuare anche quella per coniuge a carico, che potrebbe essere oggetto di cancellazione.

Il Bonus Irpef di 80 euro dovrebbe riguardare anche gli incapienti. Il meccanismo di calcolo dell’imposta Irpef, sopra descritto in maniera sommaria, può portare alcuni contribuenti a non pagare alcuna trattenuta Irpef. Si pensi ai lavoratori con contratto part-time, che per effetto del reddito basso, si vedono non trattenere alcuna imposta in quanto le detrazioni fiscali indicate in busta paga superano l’imposta lorda da pagare. Si tratta degli incapienti.

Tale situazione di incapienza riguarda molto spesso coloro che hanno contratti flessibili, discontinui o di natura parasubordinata, come ad esempio i lavoratori con contratto a progetto, di lavoro intermittente, di somministrazione di lavoro a termine, lo stesso contratto a termine, ecc.

L’incapienza fiscale si verifica in tutti i casi in cui le detrazioni fiscali superano l’imposta Irpef lorda da pagare. A quel punto la maggiore detrazione in eccesso non genera un credito fiscale del lavoratore, ma “si perde”. Le detrazioni fiscali consentono solo di ridurre, anche a zero, l’Irpef da pagare. A quel punto si pone il problema di coloro che ricevendo un aumento della detrazione per lavoro dipendente a maggio 2014 per effetto del bonus di 80 euro, si vedono aumentare una detrazione fiscale in busta paga che già nella misura inferiore precedente non portava ad alcuna imposta da pagare. Il Governo Renzi dovrebbe trovare una soluzione positiva per gli incapienti, circa 4 milioni di lavoratori, consentendo loro comunque di incassare gli 80 euro netti in busta paga in più.

Le modalità di erogazione del bonus Irpef di 80 euro ribattezzato dal premier Renzi “quattordicesima degli italiani” saranno definite nel Consiglio dei Ministri del 18 aprile.

Le modifiche alla detrazione per coniuge a carico

Certamente i contribuenti lavoratori italiani interessati da tale detrazione fiscale sono le famiglie con un monoreddito. E’ facile intuire che le famiglie che si reggono con un solo reddito di lavoro, quindi marito lavoratore con moglie a carico (oltre ai figli) oppure viceversa donna lavoratrice con marito a carico, possono subire più di tutti gli effetti delle modifiche alle detrazioni fiscali. Se da un lavoro arriverà il bonus di 80 euro, denominato da Renzi “quattordicesima degli italiani”, dall’altro lato per le famiglie potrebbe arrivare una perdita importante in termini di detrazioni fiscali in busta paga, ossia la detrazione per coniuge a carico (sempre indicata nella parte bassa della busta paga).

Sulla cancellazione della detrazione per coniuge a carico ci sono maggiori punti interrogativi. Se il bonus di 80 euro è sostanzialmente definitivo, l’intervento sulle detrazioni spettanti per la moglie a carico (o il marito a carico) è programmato dalla legge delega del Decreto Legge Jobs Act. A quanto pare ci sarebbe l’intenzione di cancellare tale detrazione per favorire un credito d’imposta sull’occupazione femminile.

Le parole usate dal Governo sulla detrazione: L’armonizzazione potrebbe diventare cancellazione. L’incertezza sulla misura è tutta nei termini usati nella legge delega del Jobs Act e del Def approvato dal Consiglio dei Ministri. Si passa dalla parola “armonizzazione” della detrazione alla parola “abolizione”. Ovviamente con conseguenze diverse.

La delega in materia di conciliazione dei tempi di lavoro con le esigenze genitoriali del Consiglio dei Ministri recita testualmente: “La delega ha la finalità di contemperare i tempi di vita con i tempi di lavoro dei genitori. In particolare, l’obiettivo che si vuole raggiungere è quello di evitare che le donne debbano essere costrette a scegliere fra avere dei figli oppure lavorare”. E tra i principi e criteri direttivi c’è la seguente intenzione: “abolire la detrazione per il coniuge a carico ed introdurre il tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito familiare”.

Chiaramente il credito d’imposta spetta per le donne che un’occupazione la trovano. E’ altrettanto chiaro che per molte famiglie italiane la detrazione per coniuge a carico è sfruttata in condizioni di precarietà lavorativa della moglie, anche tenendo conto dell’importante status di madre dei figli. Chi gode della detrazione fiscale per coniuge a carico è molto spesso un padre che ha la moglie a casa con i bambini piccoli.

E quindi è un esempio di centralità del ruolo della donna nella famiglia, protetto da una decina di anni dal Testo Unico sulla maternità e paternità (Decreto Legislativo n. 151 del 2001), dove l’occhio del legislatore è stato diretto proprio a garantire maggiori tutele al ruolo di madre (o padre), a volte doverosamente prevalente sul ruolo di lavoratrice madre (o lavoratore padre) produttrice di reddito da lavoro. E’ chiaro che la cancellazione della detrazione fiscale per coniuge a carico potrebbe rappresentare un danno economico importante che toglie economicità alla scelta familiare. Non potrebbero più bastare per le famiglie le prestazioni previdenziali Inps, che sono legate alla maternità. Anzi già non bastano nonostante le detrazioni percepite.

2 Commenti

  1. Se mia moglie ha un reddito da lavoro dipendente di 20.000 euro ed io un reddito di 100.000 euro, mia moglie ha diritto ugualmente dello sgravio di 80 euro ?

    1. Ciao Arnaldo, ha diritto in quanto la detrazione dipende dal reddito del singolo lavoratore e non da quello dell’intero nucleo familiare. In sostanza il bonus altro non è che un’ulteriore detrazione d’imposta che ve ad aggiungersi a quella che già percepisce ai sensi dell’art. 13 del TUIR.

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