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730 precompilato: vantaggi e criticità

730 precompilato: vantaggi e criticità
Parte l’operazione “730 precompilato” voluta dal decreto Semplificazioni fiscali: da una prima lettura delle bozze del modello 730/2015 e delle relative istruzioni, pubblicate dall’Agenzia delle Entrate, emergono vantaggi e criticità della dichiarazione precompilata, che farà il suo debutto nel 2015

L’Agenzia delle Entrate, mantenendo fede alla promessa di rendere disponibili le bozze a fine novembre, ha pubblicato il modello 730/2015 e relative istruzioni, appunto, in bozza avviando, così, ufficialmente l’operazione “730 precompilato”.

La novità è contenuta nel D.Lgs. n. 175/2014 (decreto semplificazioni) e, almeno nelle aspettative di chi l’ha fortemente voluta, dovrebbe rivoluzionare il rapporto tra Fisco e contribuente, mettendo, quest’ultimo nella condizione di poter adempiere ai propri obblighi dichiarativi, comodamente seduto sulla sua poltrona di casa, senza le necessità di doversi per forza rivolgersi a commercialisti o Caf e, soprattutto, senza rischiare sanzioni se accetta quanto, il monitor del suo pc, gli propone di pagare (o di avere a rimborso).

La scena appena descritta, però, almeno per ora, appare ben lontana dall’essere realistica e ciò per una serie di motivi che, ad una prima lettura delle istruzioni diffuse, sembrano essere confermati.
Per capire meglio quali saranno i reali vantaggi e quali, invece, gli svantaggi o più esattamente, i punti critici del modello precompilato, occorre andare per ordine iniziando dai soggetti interessati.

Chi può avvalersi della dichiarazione precompilata
Le istruzioni, a tale proposito, sembrano chiare: infatti precisano che il modello 730 precompilato “viene reso disponibile” ai lavoratori dipendenti e ai pensionati che:

  • hanno presentato il modello 730/2014 per i redditi dell’anno 2013;
  • hanno ricevuto dal sostituto d’imposta la Certificazione Unica 2015 (modello CU che da quest’anno sostituisce il CUD) con le informazioni relative ai redditi di lavoro dipendente e assimilati e/o ai redditi di pensione percepiti nell’anno 2014.

La dichiarazione precompilata viene predisposta anche per i contribuenti, in possesso della Certificazione Unica 2015, che per l’anno 2013 hanno presentato il modello Unico Persone fisiche 2014 pur avendo i requisiti per presentare il modello 730, oppure hanno presentato, oltre al modello 730, anche i quadri RM, RT e RW del Modello Unico Persone fisiche 2014.

Invece, non viene predisposta se, con riferimento all’anno d’imposta precedente, il contribuente ha presentato dichiarazioni correttive nei termini o integrative, per le quali, al momento della elaborazione della dichiarazione precompilata, è ancora in corso l’attività di liquidazione automatizzata (effettuata ai sensi dell’art. 36-bis del D.P.R. n. 600/1973).

Pertanto, tre sembrano essere le condizioni affinché l’Agenzia precompili il Mod. 730:

  1. aver presentato il mod. 730 lo scorso anno o il mod. Unico PF ma dichiarando solo redditi che possono entrare nel 730 o, infine, il mod. 730 e Unico PF con i soli quadri RM (redditi soggetti a tassazione separata o imposta sostitutiva), RT (plusvalenze di natura finanziaria) o RW (investimenti e/o attività finanziare all’estero);
  2. aver ricevuto il mod. CU dal proprio sostituto d’imposta;
  3. non ci siano dichiarazioni integrative o correttive nei termini per le quali non è completata l’operazione di liquidazione.

Quali dati contiene il modello precompilato
Per la predisposizione del modello 730 precompilato, l’Agenzia delle Entrate utilizza le seguenti informazioni:

  • i dati contenuti nella Certificazione Unica, che da quest’anno viene inviata all’Agenzia delle Entrate dai sostituti d’imposta (ad esempio il reddito di lavoro dipendente, le ritenute Irpef, le trattenute di addizionale regionale e comunale, i compensi di lavoro autonomo occasionale e i dati dei familiari a carico);
  • i dati relativi agli interessi passivi sui mutui, ai premi assicurativi e ai contributi previdenziali, che vengono comunicati all’Agenzia delle Entrate dai soggetti che erogano mutui agrari e fondiari, dalle imprese di assicurazione e dagli enti previdenziali;
  • alcuni dati contenuti nella dichiarazione dei redditi dell’anno precedente (ad esempio gli oneri che danno diritto a una detrazione da ripartire in più rate annuali, come le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, i crediti d’imposta e le eccedenze riportabili);
  • gli altri dati presenti nell’Anagrafe tributaria (ad esempio i versamenti effettuati con il modello F24 e i contributi versati per lavoratori domestici).

Fonti per la compilazione

Quadro Fonti da cui vengono presi i dati per la compilazione
Frontespizio Certificazione Unica e Anagrafe tributaria
Prospetto familiari a carico Certificazione Unica
Quadro A – Redditi dei terreni Dichiarazione dei redditi dell’anno precedente e Anagrafe tributaria
Quadro B – Redditi dei fabbricati Dichiarazione dei redditi dell’anno precedente e Anagrafe tributaria
Quadro C – Redditi di lavoro dipendente e assimilati Certificazione Unica
Quadro D – Altri redditi Certificazione Unica
Quadro E – Oneri e spese – Comunicazione banche, assicurazioni e enti previdenziali
– Dichiarazione dei redditi anno precedente e Anagrafe tributaria
Quadro F – Eccedenze acconti e altri dati Certificazione Unica e Anagrafe tributaria
Quadro G – Crediti d’imposta Dichiarazione dei redditi dell’anno precedente

Come viene recapitata la dichiarazione precompilata
Una volta reperiti tutti i dati, l’Agenzia li elaborerà e, mettendo insieme quelli già in suo possesso, è pronta a “compilare” la dichiarazione e renderla disponibile al contribuente a partire dal 15 aprile.
Qui iniziano alcune delle maggiori criticità: infatti, l’Agenzia delle Entrate, nelle istruzioni, quando parla del modello precompilato, usa la locuzione “viene reso disponibile”.
Ciò fa intendere che si assisterà ad un lavoro “dietro le quinte” da parte dell’Agenzia che consisterà nel mettere insieme tutte le informazioni conosciute per il contribuente “Caio”, inserirle nel sistema informatico all’uopo predisposto e lasciarle lì, in attesa che il “signor Caio” si attivi per accedere ai suoi dati e confermarli o modificarli o, infine, rifiutarli.
Pertanto, si presuppone che il contribuente (o chi per lui) debba essere il solo soggetto che deve attivarsi per capire se nel sito dell’Agenzia c’è la sua dichiarazione precompilata.
Le possibilità per poter consultare il sito sono tre:

  1. direttamente, previa registrazione ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate;
  2. conferendo apposita delega, tramite il proprio sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale;
  3. conferendo apposita delega ad un Caf o un iscritto nell’albo dei consulenti del lavoro o in quello dei dottori commercialisti e degli esperti contabili abilitati allo svolgimento dell’assistenza fiscale.

Con riferimento al primo punto (consultazione diretta previa registrazione al sito dell’Agenzia), per accedere alla sezione in cui è disponibile la dichiarazione il contribuente deve essere in possesso del codice PIN, che può essere richiesto:

  • online, accedendo al sito dell’Agenzia www.agenziaentrate.gov.it e inserendo alcuni dati personali;
  • per telefono, chiamando il servizio di risposta automatica al numero 848.800.444 (al costo di una telefonata urbana);
  • in ufficio, presentando un documento di identità.

Da quanto detto, si capisce come sarà difficile che il “signor Caio” del nostro esempio si attivi per procurarsi il suo PIN e si metta comodamente seduto sulla sua poltrona di casa a visionare la sua dichiarazione. E ciò anche considerando la platea dei contribuenti potenzialmente interessati alla novità, costituita in gran numero da pensionati che, per definizione, hanno poca confidenza con gli strumenti informatici.
Ma poi, ammesso che il nostro “signor Caio” sia “tecnologicamente evoluto” e quindi sia riuscito a procurarsi le sue credenziali, è difficile immaginare che, una volta entrato nel sito e aperta la sua dichiarazione, non abbia più di qualche sussulto sulla sua poltrona man mano che si scontra con la difficile comprensione di una serie di numeri dietro ai quali, però, ci sono norme che presuppongono un minimo di conoscenze tecniche della materia fiscale.
Si può, dunque, ragionevolmente presumere che ci si rivolgerà in massa o al proprio sostituto d’imposta (sempre che entro il 15 gennaio dia la propria disponibilità a fornire assistenza fiscale) o, molto più probabilmente, ai Caf e ai professionisti abilitati che, quindi, in questo caso saranno chiamati non solo a “validare” la dichiarazione ma anche a trasmetterla (si ricorda che il termine ultimo di presentazione è stato uniformato e fissato al 7 luglio).

Presentazione della dichiarazione
Come appena accennato, oltre che direttamente, la dichiarazione precompilata può essere presentata tramite sostituto d’imposta o rivolgendosi ad un Caf/professionista abilitato.
Più in dettaglio:

  1. Presentazione al sostituto d’imposta: il contribuente deve consegnare, oltre alla delega per l’accesso al modello 730 precompilato, il modello 730-1, in busta chiusa (scelte 8 e 5 per mille). Prima dell’invio della dichiarazione all’Agenzia delle Entrate e comunque entro il 7 luglio, il sostituto d’imposta consegna al contribuente una copia della dichiarazione elaborata e il prospetto di liquidazione, modello 730-3, con l’indicazione del rimborso che sarà erogato e delle somme che saranno trattenute;
  2. Presentazione al Caf o al professionista abilitato: il contribuente deve consegnare oltre alla delega per l’accesso al modello 730 precompilato, il modello 730-1, in busta chiusa e deve esibire al Caf o al professionista abilitato la documentazione necessaria per verificare la conformità dei dati riportati nella dichiarazione.
      Il contribuente conserva la documentazione in originale mentre il Caf o il professionista ne conserva copia che può essere trasmessa, su richiesta, all’Agenzia delle Entrate.

I Caf o i professionisti abilitati hanno l’obbligo di verificare che i dati indicati nel modello 730 siano conformi ai documenti esibiti dal contribuente (relativi a oneri deducibili e detrazioni d’imposta spettanti, alle ritenute, agli importi dovuti a titolo di saldo o di acconto oppure ai rimborsi) e rilasciano per ogni dichiarazione un visto di conformità. Prima dell’invio della dichiarazione all’Agenzia delle Entrate e comunque entro il 7 luglio, il Caf o il professionista consegna al contribuente una copia della dichiarazione e il prospetto di liquidazione, modello 730-3, elaborati sulla base dei dati e dei documenti presentati dal contribuente. Nel prospetto di liquidazione sono evidenziate le eventuali variazioni intervenute a seguito dei controlli effettuati dal Caf o dal professionista e sono indicati i rimborsi che saranno erogati dal sostituto d’imposta e le somme che saranno trattenute.

E su quest’ultimo punto, la situazione si complica ancora di più.
Infatti, per come è stata scritta la norma, le responsabilità addossate ai Caf e ai professionisti sono smisurate rispetto ai reali vantaggi (perché no, anche in termini economici) che si possono ricavare dal fornire assistenza fiscale.
L’aver “obbligato” i Caf o professionisti a mettere il visto di conformità e, di conseguenza, addossato su costoro le responsabilità per i dati indicati in dichiarazione (anche quelli forniti dalla stessa Agenzia), potrebbe rappresentare un forte “fattore di rischio” che può pregiudicare l’intera operazione.
Molto probabilmente non saranno pochi i professionisti che, per evitare le responsabilità, si faranno rilasciare dai propri clienti una “delega impropria” nel senso che li faranno abilitare per poi trasmettere la dichiarazione con le loro credenziali come se la stessa fosse stata validata e trasmessa direttamente dal contribuente; il nostro “signor Caio” potrebbe invece attribuire una “vera delega” al proprio consulente e, pagando i pochi euro dovuti per la sua prestazione, si libererebbe da ogni responsabilità e potrebbe finalmente dormire sogni tranquilli sulla sua comoda poltrona.

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