Retrocessione del corrispettivo: può provare la frode Iva
In un contesto fraudolento, inoltre, la neutralità tecnica del reverse charge non salva l’indebita detrazione Iva da parte del cessionario, poiché prevalgono i principi anti-abuso della normativa

La Corte di cassazione, con ordinanza n. 25044 dell’11 settembre 2025, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate cassando la sentenza della Ctr Marche che aveva annullato il recupero Iva nei confronti della società controricorrente. La pronuncia ritorna sulla ripartizione dell’onere della prova nelle operazioni soggettivamente inesistenti affermando che l’Amministrazione finanziaria può dimostrare anche in via presuntiva, utilizzando indizi oggettivi, la consapevolezza del cessionario di partecipare a una frode fiscale. In tal senso, la retrocessione di una parte cospicua del corrispettivo a un soggetto diverso dall’emittente fattura costituisce un elemento probatorio decisivo.